Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Abuso e Maltrattamento

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Il maltrattamento sui minori

Introduzione

Ogni anno centinaia di migliaia di bambini sono vittime innocenti di maltrattamenti, ma raramente queste violenze vengono scoperte e la vittima aiutata, infatti nella maggior parte

dei casi gli autori fanno parte della cerchia familiare o dei conoscenti più stretti della vittima.

La vergogna, la paura di denuncie penali, il timore di ulteriori atti di violenza e di punizioni, il ricatto affettivo che la vittima subisce, la paura della rottura dei legami familiari e la perdita del papà o della mamma e non ultimo il tabù sociale proteggono l’autore di queste violenze.

La problematica della violenza sui bambini è diventata oggetto di pubblica discussione e meritevole di attenzione solo negli ultimi 50 anni circa, nonostante che i bambini siano vittime di violenze e sfruttamenti ormai da secoli.

Lo sfruttamento, il maltrattamento infantile e l’uso della violenza hanno uno stretto legame con tradizioni religiose, politiche, sociali e culturali.

I sacrifici dei bambini appartengono ai rituali più antichi di quasi tutte le religioni.

Nel diritto romano il padre poteva rigettare il proprio figlio o figlia, venderlo, ucciderlo, offrirlo come sacrificio agli dei oppure sbarazzarsene in qualche altro modo.

Nella maggioranza della nostra popolazione è ancora in uso infliggere dure punizioni fisiche ai figli quale mezzo legittimo di educazione. Inoltre si possono rilevare continuamente maltrattamenti psichici, che non vengono considerati dall’educatore come atti di violenza, ma vengono visti come “provvedimenti disciplinari necessari” e vengono socialmente legittimati.

Tutto ciò ha delle conseguenze fatali, in quanto l’accettare il principio delle punizioni corporali apre la porta al deciso maltrattamento (Eckert et al., 1990; cit. da Rauchfleisch, 1994). Inoltre è nota la spirale perversa che porta il bambino maltrattato dai propri genitori a facilmente diventare a sua volta un genitore maltrattante (Rauchfleisch, 1994).

Nel 1884 venne fondata in Inghilterra l’associazione per la protezione dell’infanzia, seguita dagli USA nel 1889, dall’Australia nel 1894 e dall’Austria nel 1904. All’inizio di questo secolo nasceva anche in Svizzera una associazione per la protezione del bambino e della donna, questa associazione nel corso degli anni veniva poi assorbita dalla Pro Juventute per poi rinascere all’inizio degli anni ottanta a Berna (SKSBASPEASPI).

Nel 1959 L’ONU si aprì ai bambini con la dichiarazione dei diritti del bambino. In essa fu codificato che i bambini quali individui hanno i propri diritti, indipendentemente dai diritti degli adulti. Nel 1976 a Ginevra fu fondata l’ “Associazione Internazionale per la prevenzione degli abusi e delle trascuratezze infantili” (ISPCAN).

In seguito a queste iniziative anche nei reparti pediatrici degli ospedali universitari svizzeri furono creati dei gruppi interdisciplinari per la protezione dell’infanzia, composti in genere da un pediatra, un assistente sociale, uno psicologo (o psichiatra infantile) ed eventualmente da un ginecologo.

Nel primo decennio di esistenza di questi gruppi il numero di casi di maltrattamenti registrati fu abbastanza piccolo in totale meno di una ventina di casi di maltrattamento e, dato sintomatico, nessun caso di abuso sessuale.

Durante gli anni ‘80 grazie ai movimenti femministi americani, si cominciò a parlare pubblicamente del problema della violenza sessuale subita dalle bambine. Anche i Gruppi Svizzeri per la Protezione dell’Infanzia degli ospedali pediatrici universitari, si sintonizzarono su questo nuovo aspetto e cominciarono a rilevarne qualche caso che poi con il passare del tempo aumentarono in modo importante.

Fino a pochi anni fa il tema sulla violenza sui bambini era anche in Svizzera un problema poco considerato, per il quale medici, assistenti sociali, psicologi e tribunali si occupavano unicamente in casi di evidente e grave danno al bambino, per lo più in casi di violenza fisica.

L’abuso psicologico, la trascuratezza e l’abuso sessuale non erano molto evidenti a coloro i quali erano a contatto, per motivi professionali magari giornalmente, con queste piccole vittime.

Ma ancora meno ne era interessata la maggior parte dell’opinione pubblica che tendeva a negarne l’esistenza.

Ma da qualche anno anche la nostra opinione pubblica, aiutata anche dalle pubblicazioni sempre più frequenti di gravi abusi sui minori, si è svegliata.

Ora anche per molti svizzeri la violenza sui minori è diventato un problema sociale molto importante.

Ci sono sempre più pubblicazioni che si occupano del tema, ma soprattutto la denuncia dell’abuso sessuale infantile comincia ad affiorare sempre più nella coscienza collettiva.

 

Che cosa è il maltrattamento al bambino?

Il maltrattamento sui minori non avviene unicamente all’interno della cerchia familiare (famiglia naturale, famiglia affidataria, famiglia adottiva) (Brinkman & Honig, 1984). Fosse solamente così, la famiglia ne dovrebbe essere l’unico capro espiatorio. I maltrattamenti subiti dai bambini sono altrettanto frequenti anche fuori dalla famiglia, nella società, in istituzioni e possono anche essere causati da persone sconosciute alla famiglia stessa.

Il problema ci tocca tutti!

Definizioni

Il “maltrattamento infantile” e la “violenza contro i bambini” sono concetti che hanno generato nella letteratura differenti tentativi di definizione.

Per motivi di sintesi e semplificazione e per questo lavoro, mi sono attenuta alle seguenti definizioni:

– per quanto concerne la definizione del concetto “maltrattamento infantile” mi attengo alla definizione usata dal Centro per la protezione dell’infanzia di Berlino (1976) e ripreso poi dal Ministero Federale (germanico) per la gioventù, la famiglia e la salute (Ziegler, 1990): “Il maltrattamento infantile non è solamente un atto violento e isolato a un bambino.

Il concetto di maltrattamento ai bambini comprende tutte quelle situazioni di vita, quelle azioni e quelle omissioni che ledono il diritto dei bambini alla vita, all’educazione e ad una crescita ottimale. Il deficit tra questi suoi diritti e la sua effettiva situazione di vita costituisce la totalità dei maltrattamenti infantili”.

– la definizione di “violenza” secondo Galtung (1975, p. 52) è invece la seguente: “La violenza esiste quando gli individui vengono influenzati in modo tale, che la loro realizzazione somatica e spirituale è inferiore a quella potenziale”. Questa definizione è in fondo simile alla precedente.

I bambini possono essere oggetti di maltrattamenti nei seguenti modi:

– tramite la società, a causa della scarsa presa di coscienza collettiva, per cui manca la visione della necessità di protezione per lo sviluppo di tutti i bambini.

– nelle istituzioni pubbliche e private (semi) stazionarie pedagogiche, terapeutiche, scolastiche e sociopedagogiche i bambini vengono trascurati, e qui possono inoltre nascere veri e propri maltrattamenti fisici, psicologici e sessuali (Tomkiewicz, 1991).

– da parte degli specialisti delle diverse professioni educative, psicosociali e mediche, ai quali è affidata l’educazione e l’affidamento dei bambini.

– attraverso dei conoscenti dei bambini che non appartengono alla famiglia, per es. il/la vicino, il personale curante, il/la babysitter, il tutore, l’insegnante, la guida spirituale (specialmente in certe sette), l’allenatore o l’animatore del tempo libero e altre persone di fiducia.

– da parte di sconosciuti, che maltrattano i bambini a causa di uno disturbo della propria personalità, dovuta spesso a maltrattamenti subiti nella loro infanzia.

– attraverso la violenza strutturale, come la carenza di spazio negli appartamenti, l’ambiente abitativo inadatto ai bambini e il continuo pericolo del traffico stradale, soprattutto nelle città e nei suoi agglomerati.

Anche il recente fenomeno dei bambini clandestini in Svizzera rappresenta una forma di maltrattamento strutturale.

Questi bambini, ad esempio, non possono partecipare alla vita normale e nemmeno frequentare la scuola.

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