Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Il cervello dei bambini iperattivi

Come funziona?

Il sistema dell’attenzione e le “Funzioni Esecutive”

Per stare attenti occorre che il cervello attivi diverse funzioni, come l’orientamento, la capacità di controllare ed inibire le risposte automatiche a stimoli esterni (risposte impulsive), la memoria, ecc. Negli ultimi anni sono state individuate  specifiche regioni del cervello capaci di modulare i singoli aspetti dell’attenzione. Alcune zone del cervello sono in grado i rendere l’individuo pronto a reagire a nuovi stimoli ambientali, interrompendo le attività fisiche o mentali in corso (sistema di allerta), altre controllano la capacità di orientarsi su un particolare oggetto o situazione, cancellando o attenuando la percezione degli altri oggetti o situazioni (sistema di orientamento), altre ancora permettono la scelta fra i diversi possibili comportamenti o attività mentali in risposta a ciò che accade intorno all’individuo, coordinano un comportamento o attività ed inibiscono gli altri (le cosiddette Funzioni esecutive).

La capacità di inibire alcune risposte motorie ed emotive a stimoli esterni, al fine di permettere la prosecuzione delle attività in corso (autocontrollo) è fondamentale per l’esecuzione di qualsiasi compito. Per raggiungere un obiettivo, nello studio o nel gioco, occorre essere in grado di ricordare lo scopo (retrospezione), di definire ciò che serve per raggiungere quell’obiettivo (previsione), di tenere a freno le emozioni e di motivarsi.

Durante lo sviluppo, la maggior parte dei bambini matura la capacità ad impegnarsi in attività mentali che li aiutano a non distrarsi, a ricordare gli obiettivi ed a compiere i passi necessari per raggiungerli (funzione esecutive).

Nei primi sei anni di vita, le funzioni esecutive sono svolte in modo esterno: i bambini spesso parlano tra sé ad alta voce, richiamando alla mente un compito o interrogandosi su un problema (la cosiddetta memoria di lavoro, che inizialmente è verbale e poi diviene non verbale). Durante la scuola elementare, i bambini impararno a interiorizzare, a rendere “private” le funzioni esecutive, tenendo per sé i propri pensieri (interiorizzazione del discorso autodiretto). Imparano quindi a riflettere su se stessi, a seguire regole e istruzioni, ad autointerrogarsi e a costruire  sistemi mentali per capire le regole in modo da poterle adoperare.

Successivamente imparano a regolare i propri processi attentivi e le proprie motivazioni a posporre o modificare le reazioni immediate ad un evento potenzialmente distraente, a tenere per sé le proprie emozioni e a porsi degli obiettivi (autoregolazione).  Con l’acquisizione di queste capacità i bambini imparano infinne a scomporre i comportamenti osservati nelle loro singole componenti e a ricomorle in nuove azioni che non fanno ancora parte del proprio bagaglio di esperienze (ricomposizione).

Tutto ciò permette ai bambini, nel corso della crescita, di tenere sotto controllo il proprio agire per intervalli di tempo sempre più lunghi e di pianificare i propri comportamenti, in modo da raggiungere lo scopo prefissato. La maturazione delle funzioni esecutive fornisce agli esseri umani quella destrezza, flessibilità e creatività che permettono di pianificare un obiettivo senza over memorizzare ogni volta tutte le fasi necessarie per raggiungerlo.

Nei bambini con ADHD sono compromesse in modo variabile le capacità di retrospezione, previsione, preparazione ed imitazione di comportamenti complessi. Una alterata o ritardata maturazione della memoria di lavoro non verbale comporta ritardi e compromissioni nella maturazione delle altre funzioni esecutive: interiorizzazione del discorso autodiretto, autoregolazione del livello di attenzione e della motivazione, capacità di scomporre i comportamenti finalizzati. Questi bambini, non raggiungendo la capacità di interiorizzazione adeguata all’età, eccedono nelle verbalizzazioni e nel manifestare i propri comportamenti. L’incapacità a frenare le proprie reazioni immediate li rende meno accettati dagli adulti e dai coetanei; la difficoltà nello scomporre e ricomporre i comportamenti adeguati in risposta agli stimoli esterni, ma abbiano significative difficoltà a generalizzare tali comportamenti nei diversi contesti di vita.

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