Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Disturbi dell’umore

Tra i disturbi dell’umore di più facile riscontro tra i bambini c’ è il disturbo depressivo.

Nei bambini in particolare il senso di vuoto e la tristezza, tipici della depressione in età adulta, è solitamente caratterizzato da un umore facilmente irritabile e può essere accompagnato da alcune specifiche condotte: comportamenti da bambino “troppo adulto” che danno l’impressione di dolcezza e maturità quando invece nascondono una grande sofferenza inespressa; difficoltà di concentrazione e testa tra le nuvole, come se i pensieri fossere sempre altrove; disturbi comportamentali (aggressività, oppositività, iperattività, impulsività) e facile irritabilità; isolamento sociale e difficoltà relazionali con i coetanei; continue incertezze sulle cose più semplici e quotidiane e sulle proprie capacità; apatia e riduzione dell’interesse per il gioco (comparsa di contenuti “depressivi” nel gioco); calo improvviso del rendimento scolastico; incubi frequenti; iperdipendenza da una o più figure adulte; dolori e lamentele somatiche (cefalea, dolori addominali, dolori diffusi); ipersonnia o insonnia; scarso appettito o iperfagia.

Una sintomatologia depressiva può a volte manifestarsi già nella prima infanzia (0-3 anni) sotto forma di: pianto eccessivo e irritabilità; riduzione dell’appetito e/o del peso corporeo; disturbi del sonno (riduzione, aumento, inversione del ritmo); rallentamento psicomotorio o viceversa irrequietezza; ritardi o regressioni in diversi ambiti (linguaggio, motricità, controllo degli sfinteri); disturbi psicosomatici come vomito, diarrea, dermatite, alopecia; repertorio povero di interazioni, scarsa mimica facciale e scarso contatto visivo.

Spesso il disturbo depressivo nel bambino è accompagnato dal disturbo d’ansia(in particolare ansia da separazione e ansia sociale), o dal disturbo da deficit di attenzione/iperattività, o da un disturbo dell’apprendimento.

A volte, nel corso dello sviluppo, possono esserci degli abbassamenti del tono dell’umore non gravi, che si configurano come periodi di tristezza passeggeri che per intensità e persistenza non sono da considerarsi una psicopatologia. Spesso sono associati a particolari circostanze ambientali che richiedono al bambino un certo sforzo di adattamento e il riassestarsi su un nuovo equilibrio interno (ad es. un lutto, il divorzio dei genitori, il trasferimento in un’altra città, ecc.). Questi riassestamenti interni si realizzano anche spontaneamente nel corso della crescita, sotto la guida competente di genitori attenti e sensibili.

Tuttavia, il rischio di sviluppare un disturbo depressivo è in genere più elevato nell’adolescente che nel bambino. La depressione adolescenziale può interferire con la crescita fino ad arrestare le potenzialià individuali con ripercussioni sull’intero ciclo di vita successivo sotto il profilo della realizzazione professionale, affettiva e più in generale della progettualità.

Anche in questa fase evolutiva, così come nell’infanzia, ci sono momenti fisiologici di instabilità che possono comportare bruschi e transitori abbassamenti dell’umore, espressione di rotture dell’equilibrio interno che va incontro ad un riassestamento. Il distacco dai modelli cognitivo-emotivi e culturali dei genitori che fino ad allora hanno rappresentato il principale punto di riferimento, può risultare problematico quando non si hanno riferimenti alternativi percorribili. La ricerca di un’identità autonoma, nella messa fuoco del contrasto che a volte può esserci tra bisogni interni e richieste esterne, può portare ad atteggiamenti provocatori di sfida (esibizionistici, trasgressivi, oppositivi…) o a un ripiegamento  verso il mondo interno e ad isolamento. Si evolve verso qualcosa di cui, anche sotto il profilo fisico, non si distinguono bene i contorni. L’instabilità fisiologica degli adolescenti si esprime così anche nell’oscillare fra due bisogni opposti: quello di cercare una propria indipendenza e una propria progettualità e quello di sentirsi confermati in questo cammino da parte degli altri.

Spesso lo scompenso depressivo adolescenziale è conseguente a delle perdite, come lutti non elaborati, fallimenti scolastici o lavorativi, oppure rivelazioni che portano a rivedere in negativo l’immagine e il rapporto con una persona significativa. Il pensiero tutto o nulla tipico di questa età può portare a vivere come drammatico un fallimento scolastico o affettivo, un rimprovero, una delusione da parte di una figura significativa. La fatica di crescere porta a volte a vivere i genitori come ostili, distruttivi, abbandonici e a farsi prendere da sentimenti di autosvalutazione e rabbia auto ed eterodiretta.

L’adolescente depresso si sente angosciato, irritabile, irrequieto, stanco e ansioso, il suo umore è spesso orientato in senso disforico, e sono presenti anche comportamenti aggressivi e oppositivi nei confronti dei genitori e degli insegnanti. Il controllo inadeguato della rabbia può spingerlo a comportamenti distruttivi come l’abuso di sostanze anestetizzanti (alcool, droghe) o alla messa in atto di condotte devianti come la guida pericolosa, aggressioni fisiche o verbali. Frequenti sono le assenze ingiustificate da scuola, il declino nel rendimento scolastico e i disturbi del sonno che si caratterizano con un’insonnia lacunare (risvegli notturni) o terminale (precoce risveglio mattutino). Si può anche riscontrare inappetenza, perdita di peso o al contrario un aumento del peso corporeo. Il senso di anedonia prevale sul dinamismo e si rintraccia una passività sia sul piano motorio che ideativo, con scarsa iniziativa e ritiro sociale. La presenza di pensieri di morte, tentativi di suicidio, abuso di sostanze e sintomi psicotici, quali deliri e allucinazioni, rendono il quadro depressivo ancora più severo e necessitano di un adeguato trattamento.


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