Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

I disturbi d’ansia


Stati di timore o di apprensione fanno parte del normale sviluppo emotivo del bambino e la loro presenza non è necessariamente segno di patologia. Occorre quindi distinguere quando l’apprensione è normale reazione al processo di adattamento e quando invece può essere segnale di malessere più profondo. Molte delle paure dei bambini sono dunque tipiche in certe età e possono essere considerate normali: intensi stimoli sensoriali nella prima infanzia (ad es. forti rumori improvvisi); la paura degli estranei nel secondo semestre di vita; gli incubi notturni tra i 18-20 mesi; la paura dei grossi animali domestici dopo i 2 anni e dei piccoli animali intorno ai 4-6 anni; la paura del buio e di immagini frutto di fantasia (fantasmi, mostri, ladri) intorno ai 3-4 anni. Altri tipi di paure insorgono dai 6 anni in poi, tra le più comuni ci sono la paura della propria inadeguatezza (fare brutta figura, sbagliare o non riuscire) e la paura di essere rifutati. Il fatto che determinate paure siano tipiche di una certa età non significa comunque che esse debbano manifestarsi in tutti i bambini. Esistono infatti differenze individuali, quali il temperamento, l’educazione e le esperienze personali, che possono influenzare sia il manifestarsi delle reazioni di paura che la loro tipologia

Solo se si tratta di paure che persistono nel tempo, molto frequenti e intense, possiamo parlare di un’ansia patologica. Da un punto di vista fisico, i sintomi più frequenti sono palpitazioni, tremori, vampate, mal di testa e senso di soffocamento.
Spesso i disturbi d’ansia sono in comorbilità tra loro o col disturbo dell’umore o con quello da deficit di attenzione/iperattività. Più frequente è il rischio di sviluppare un disturbo d’ansia in età adulta quando esso si presenta nell’infanzia o nell’adolescenza, soprattutto se non curato.

Disturbo d’ansia di separazione

Il bambino tende ad avere una reazione emotiva inadeguata (ad esempio un’ansia eccessiva) al suo livello di sviluppo manifestando ansia eccessiva quando si deve separare da qualcuno della famiglia (in genere la madre). Questo stato d’ansia deve essere inadeguato al livello di sviluppo del bambino, in quanto è abbastanza normale che si manifesti intorno ai 2 anni di età. Il bambino inoltre esprime paure irrealistiche e persistenti riguardo al verificarsi di eventi catastroficiche lo possano separare per sempre dai genitori.

L’ansia patologica può essere rintracciata nei seguenti comportamenti:

  • Preoccupazione non realistica circa incidenti che potrebbero capitare alle persone a cui il bambino è legato in maniera particolare o la paura che esse vadano via e non ritornino.
  • Preoccupazione non realistica che qualche evento sfavorevole (smarrimento, rapimento, ricovero in ospedale, uccisione o morte naturale) possa separare il bambino dalle persone amate.
  • Persistente riluttanza o rifiuto di andare a scuola in quanto ciò comporta distacco e separazione dalle figure di attaccamento.
  • Persistente riluttanza o rifiuto di andare a letto e di dormire se non è presente nella stanza un genitore.
  • Persistente ed inappropriata paura di stare solo o comunque senza la figura a cui il bambino è particolarmente legato, anche per breve tempo
  • Incubi ripetuti relativi alla separazione dai genitori.
  • Comparsa ripetuta di sintomi somatici (mal di testa, nausea, vomito, mal di stomaco) nelle occasioni in cui si verifica la separazione da una delle figure di attaccamento, per esempio al momento di recarsi a scuola.
  • Sofferenza eccessiva, ricorrente (che può manifestarsi con ansia, pianto, collera, tristezza, apatia o ritiro sociale) prima, durante o immediatamente dopo la separazione da una delle persone di riferimento.

Quando questi bambini si trovano separati dai genitori o nell’imminenza di tale separazione, possono accusare mal di testa, vomito, dolori addominali, mal di stomaco. L’esordio del disturbo si verifica spesso durante la scuola materna o comunque prima dei 18 anni e il disturbo può protarsi per molti anni, con periodi di remissione e di esacerbazione della sintomatologia, fino a sfociare in un disturbo di panico in età adulta. E’ spesso associato a fobia sociale o a depressione.

Disturbo d’ansia generalizzato

Il disturbo è caratterizzato da uno stato di eccessiva ansia e di preoccupazione immotivata ed irrealistica. Si manifesta con un’ansia eccessiva, irrealistica e pervasiva, non collegabile a particolari stimoli o eventi. Diversamente da quanto accade nell’ansia sociale, questo stato emotivo non è collegabile a particolari stimoli ambientali. Sovente l’ansia è associata a sintomi somatici come mal di pancia e mal di testa e si presenta di frequente in previsione di eventi che richiedono un giudizio o una valutazione (ad es. visite mediche, verifiche scolastiche, gare sportive, un’interazione tra amici).

Non è raro che il bambino ansioso possa avere tendenze perfezionistiche che lo portano ad impiegare tempi eccessivi per il completamento di un compito o all’evitare certi impegni per paura di sbagliare. Per una diagnosi di ansia generalizzata il bambino deve presentare sintomi di ansia nella maggior parte dei giorni per almeno due settimane di seguito. Questi sintomi devono comprendere in genere elementi di:

  • Apprensione: preoccupazione di future disgrazie, sensazione di continuo pericolo, difficoltà a concentrarsi.
  • Tensione motoria: irrequietezza, cefalea, tremore, incapacità di rilassarsi.
  • Iperattività vegetativa: sensazione di testa vuota, sudorazione, tachicardia, malessere epigastrico, capogiri, bocca secca.
  • Nel bambino può prevalere il bisogno frequente di rassicurazione e le lamentele somatiche ricorrenti.
  • Il tipo di preoccupazioni che in genere affliggono questi bambini  possono dare l’impressione di una certa maturità, che può essere valutata positivamente dall’adulto se non si riesce a cogliere lo stress e la sofferenza che la sottendeno.

Questo disturbo è spesso accompagnato da altri disturbi d’ansia, o da disturbi depressivi, o dal disturbo da deficit di attenzione/iperattività.

Fobie specifiche

Una serie di paure fanno parte dello sviluppo di ogni bambino, anche se generalmente la presenza rassicurante della madre o l’adozione di qualche semplice strategia consentono una loro risoluzione o una buona tolleranza, e si estinguono nel tempo.
Si configura come un disturbo quando la paura nei confronti di oggetti, animali o situazioni è persistente ed eccessiva interferendo col funzionamento normale del bambino e la vita dei familiari. Le fobie più frequenti tra i bambini riguardano gli animali o fenomeni e dati ambientali come il temporale e le altezze, possono anche riguardare situazioni specifiche come lo stare in autobus o in ascensore, o anche l’addormentarsi quando viene notte.

Fobia sociale

Eccessiva timidezza nei confronti di situazioni e persone nuove o poco familiari. I bambini tendono ad evitare il contatto con persone con cui non hanno confidenza, ma interagiscono volentieri con persone che conoscono bene, quali i membri della propria famiglia o qualche amico. Tale paura si manifesta con gli adulti e/o i coetanei e c’è il costante timore di dire o fare cose che possono risultare umilianti o imbarazzanti e di essere giudicati male.

Il bambino con questa sindrome mostra:

  • Ricorrente e persistente paura e/o esitamento degli estranei.
  • La paura e/o evitamento possono verificarsi nei confronti di adulti o coetanei, oppure con entrambi.
  • La paura è associata ad un grado normale di attaccamento ai genitori o alle altre persone della famiglia.
  • L’evitamento o la paura degli incontri sociali è di un grado che va oltre i limiti normali per l’età del bambino ed è associato a problemi significativi del funzionamento sociale.

Tipicamente questi bambini non vogliono partecipare a giochi, feste o attività sportive; a scuola durante la ricreazione se ne stanno in disparte; provano ansia se devono leggere in classe o scrivere alla lavagna sotto gli occhi dei compagni; hanno difficoltà a parlare in pubblico o in gruppo di coetanei e a mangiare davanti agli altri (ad es. alla mensa scolastica); se vanno ai giardini pubblici giocano da soli anziché unirsi agli altri bambini; vorrebbero farsi degli amici ma pensano che gli altri non abbiano i loro stessi interessi, che non li notino neanche o che li evitino apposta, o che possano in qualche modo danneggiarli.
La fobia sociale insorge spesso in età adolescenziale ed è spesso accompagnata da altri disturbi d’ansia e sintomi depressivi, in particolare disturbi del sonno e dell’alimentazione.

Disturbo da rivalità tra fratelli

La maggior parte dei bambini mostrano un certo grado di gelosia a seguito della nascita di un fratello di poco più piccolo. Il bambino più grande può sentirsi messo da parte e sostituito dal nuovo arrivato che in quanto più bisognoso di cure è spesso al centro dell’attenzione genitoriale. Comportamenti ostili ed aggressivi nei confronti del fratello, regressioni in alcune abilità già consolidate (ad es. il ritorno ad un linguaggio infantile, la perdita del controllo sfinterico, ecc.), eccessiva dipendenza, isolamento, tristezza, continue richieste di attenzione, sono alcune possibili manifestazioni delle difficoltà del bambino ad affronatare il cambiamento avvenuto in famiglia.
Se ben gestite dai genitori queste problematiche tendono a risolversi nel giro di qualche mese. Il disturbo si configura solo se la gelosia è particolarmente intensa e perdura nel tempo o è associata a problemi nell’interazione sociale.

Sindrome da Stress post-traumatico

Sindrome da Stress post-traumatico: questo disturbo si riferisce a quell’insieme di sintomi che appaiono come risposta protratta o ritardata ad una situazione stressante o ad eventi particolarmente traumatici (incidenti, calamità naturali, atti di violenza). Di solito è presente uno stato d’ipereccitazione neurovegetativa, uno stato continuo di allarme e difficoltà a dormire. La tonalità emotiva può oscillare tra ansia e depressione. Tipico di questa sindrome è il riemergere di ricordi
angoscianti attinenti all’esperienza traumatica, accompagnato da ottundimento emozionale e da diminuita reattività agli stimoli circostanti. Nel bambino più piccolo si possono notare giochi ripetitivi nei quali vengono rappresentate tematiche inerenti all’esperienza traumatica.
Questa sindrome, per essere diagnosticata, deve presentarsi entro sei mesi da un evento traumatico d’eccezionale gravità.

Disturbo ossessivo compulsivo

  • Per ossessioni s’intendono pensieri, immagini mentali o impulsi che si presentano con frequenza e persistono per lunghi periodi. Spesso le ossessioni si manifestano con contenuti sgradevoli di tipo violento, la sessualità è vissuta come sporca e proibita, la scrupolosità e la religiosità eccessive. Sono abbastanza comuni pensieri attinenti a paure irrazionali (esempio l’aver contratto una certa malattia) o pensieri attinenti a sensi di colpa (esempio la possibilità di far male al fratellino). Le compulsioni sono invece comportamenti che spesso accompagnano le ossessioni e che hanno lo scopo di prevenire il verificarsi di eventi temuti o di ridurre la tensione interiore. Esempi di compulsione sono il lavarsi in continuazione le mani, i denti o il corpo, il controllare ripetutamente oggetti dell’ambiente (chiusura rubinetti o porta), ripetere alcuni comportamenti rituali (contare o toccare oggetti). Lo scopo di tutti questi comportamenti è quello di annientare certi pensieri ossessivi e l’ansia che ad essi è collegata.

Ossessioni e compulsioni sono presenti in misura sufficientemente intensa da interferire con la normale routine di vita del bambino, o del ragazzo. A differenza degli adulti e degli adolescenti, per i bambini è possibile fare diagnosi di questo disturbo anche in assenza della chiara consapevolezza, da parte loro, che ossessioni e compulsioni sono irragionevoli. Molti bambini manifestano di tanto in tanto qualcuno di questi comportamenti, ma il bambino con disturbo ossessivo compulsivo si distingue per la frequenza e la disfunzionalità eccessiva di certi rituali o di certi pensieri che arriva a coinvolgere ogni aspetto della vita del bambino. La precisione ossessiva può essere causa di esasperata lentezza anche nello svolgimento di semplici attività e può influenzare il rendimento scolastico del bambino. Gli aspetti caratteristici della sindrome ossessivo-compulsiva sono così evidenti da rendere abbastanza semplice la diagnosi che può essere posta quando i sintomi ossessivi o gli atti compulsivi sono presenti per almeno due settimane di seguito e sono fonte di sofferenza e d’interferenza con le normali attività del bambino.
I sintomi ossessivi devono avere le seguenti caratteristiche:

  • devono essere riconosciuti come pensieri o impulsi propri.
  • ci deve essere almeno un pensiero o un atto al quale il bambino resiste senza successo.
  • il pensiero o l’atto non deve essere in se stesso piacevole
  • i pensieri, le immagini o gli impulsi devono essere sgradevolmente ripetitivi.

La precisione ossessiva può essere causa di un’esasperata lentezza anche nello svolgimento di attività semplici con ripercussioni sovente sul rendimento scolastico.

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