Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Problemi di aggressività e condotta

Disturbo oppositivo provocatorio e disturbo della

condotta

I Problemi di Aggressività e Condotta (PAC) in età evolutiva sono in significativo aumento anche in Italia. Il disturbo oppositivo provocatorio e il disturbo della condotta rientrano in questa tipologia di problemi.

La questione è di particolare rilevanza per le pesanti conseguenze personali e sociali che il fenomeno presenta. Il dibattito è aperto a livello internazionale in differenti contesti, da quello psicologico a quello sociale, da quello politico a quello economico, da quello educativo a quello penale. In questo articolo si analizzerà l’aggressività e i problemi di comportamento in una prospettiva esclusivamente psicologica.

      Caratteristica principale del disturbo oppositivo provocatorio (DOP) è una persistente manifestazione di rabbia, ostilità, oppositività e provocatorietà. Tale manifestazione appare decisamente inadeguata all’età del bambino e alla situazione contingente che apparentemente la provoca. Il bambino con DOP si comporta in modo negativistico, litiga spesso con gli adulti, li sfida e si rifiuta di rispettare regole e richieste. Spesso irrita deliberatamente le persone o le aggredisce verbalmente, (di solito senza aggressioni fisiche, presenti, invece, nel disturbo della condotta) si oppone in modo persistente, talvolta, per mettere alla prova i limiti, non accetta i rimproveri e incolpa gli altri dei propri errori o per il proprio comportamento. Si adira facilmente e porta rancore, quando è possibile si vendica per un torto subito reale o irreale che sia. Questi bambini non sono inclini alla negoziazione o al compromesso e non conoscono la responsabilità personale, non riescono a adattarsi ed hanno enormi problemi sul piano sociale. Spesso i soggetti con DOP tendono a giustificare i loro comportamenti come reazioni “inevitabili” di fronte a certe “pretese” degli adulti o situazioni “senza senso”. Il disturbo si manifesta più frequentemente tra i maschi che tra le femmine durante l’infanzia, ma nell’adolescenza la differenza non è più significativa, i sintomi sono molto simili, ma nei maschi sembrano essere più persistenti. Il DOP ha esordio intorno ai 6 anni, ma spesso viene riconosciuto in età preadolescenziale, quando i comportamenti problematici aumentano e si aggravano. Una storia precoce di DOP è spesso presente in bambini cui è successivamente diagnosticato un disturbo della condotta.

      Il Disturbo della condotta (DC) si caratterizza per il comportamento antisociale che hanno i bambini o gli adolescenti che presentano questa patologia, i diritti fondamentali degli altri e le norme del vivere sociale vengono costantemente violati. Questi soggetti hanno un comportamento aggressivo, minaccioso o intimidatorio, possono essere fisicamente crudeli, spesso sono coinvolti in risse o colluttazioni fisiche, in tali circostanze è frequente il ricorso a armi o strumenti che possono arrecare gravi danni fisici, e l’aggressione può arrivare anche allo stupro e in rari casi all’omicidio. Vandalismo, raggiro, frode e furto sono comuni. Sul piano cognitivo ed emotivo questi soggetti hanno scarsa resistenza alla frustrazione, scarso autocontrollo, sono facilmente irritabili, hanno poca dimestichezza con i sentimenti e l’intimità interpersonale, non sanno provare empatia e per questo non tengono in considerazione i sentimenti e i diritti altrui, l’uso della violenza viene spesso spiegata e giustificati con ragionamenti distorti: “L’ho picchiato solo per dargli una lezione”, “gli altri mi hanno indotto a farlo”, “se lo meritava”, ecc. Possono essere insensibili e sottovalutare o volutamente ignorare, le conseguenze delle loro azioni. I sintomi tendono ad aggravarsi con l’età, il disturbo è più diffuso tra i maschi, che manifestano aggressività fisica, furto, spaccio e uso di sostanze, vandalismo; le femmine manifestano invece più frequentemente comportamenti come menzogne, fughe, uso di stupefacenti, prostituzione. Il DC può avere il suo esordio nell’età infantile, intorno ai 9 anni (esordio precoce) oppure nell’età adolescenziale, solitamente prima dei 16 anni. L’età di esordio è indicativa di una prognosi più o meno favorevole. Dopo di 18 anni la diagnosi è di disturbo antisociale di personalità.

      Occorre precisare che non tutti i ragazzi che hanno comportamenti devianti o commettono reati, lo fanno per un sottostante disturbo psicologico, una diagnosi nello spettro PAC include criteri quali la ripetitività, la persistenza, il tipo e il numero di comportamenti problematici e la compromissione del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo. Inoltre la diagnosi dovrebbe essere applicata solo, quando il disturbo in questione è sintomatico di un malfunzionamento interno, e non una risposta difensiva di fronte a stress evolutivi o ambientali come per esempio vivere in ambienti molto poveri o in luoghi in cui viene costantemente minacciata la propria incolumità.

      Anche il disagio che non si esprime attraverso il linguaggio psicopatologico deve essere attentamente considerato, dietro alcuni preoccupanti comportamenti si cela un’implicita richiesta di aiuto. Per prevenire il passaggio dalla trasgressività adolescenziale alla vera e propria devianza giovanile, è necessario che gli adulti che vivono in contatto con i giovani riescano a decodificare il loro bisogno e a strutturare una risposta ponderata e tempestiva.

Cause e fattori di rischio

Sono diversi i fattori di rischio che sembrano essere alla base del problema, i più importanti studi sull’argomento pongono l’accento sui fattori di rischio nel contesto familiare e ambientale: forte conflittualità tra la coppia genitoriale soprattutto se manifestata attraverso violenza fisica e verbale, madre o padre con gravi patologie come disturbi dell’umore, disturbi di personalità antisociale, tossicodipendenze; un attaccamento insicuro, in particolare i sottotipi di attaccamento insicuro ambivalente/resistente e disorientato/disorganizzato sono stati riconosciuti in elevata correlazione con PAC nei bambini (Fagot, Pears, 1997) così come uno stile genitoriale improntato su pratiche educative molto rigide e autoritarie oppure incoerenti o negligenti, scarsa sorveglianza, (come segno di genuina preoccupazione nei confronti dei figli e responsabilità genitoriale) scarse manifestazioni affettive, verbalizzazioni negative, punizioni con percosse fisiche. Anche un ambiente familiare costantemente caotico e instabile sembra abbia strette correlazioni con i problemi di aggressività e condotta. Inoltre l’esposizione a modelli violenti o aggressivi adulti, valori familiari che accettano o esaltano l’aggressività, affiliazione a gruppi devianti, possono favorire lo sviluppo di PAC. Questi fattori possono evidenziare degli “indicatori di rischio”: abbandono scolastico, uso di sostanze stupefacenti, violazioni delle norme; questi comportamenti devono essere considerati come precursori di un possibile disadattamento sociale.

      E’ importante sottolineare che i bambini o gli adolescenti cui è fatta diagnosi di DOP o DC possono differenziarsi notevolmente fra loro per il livello di gravità dei comportamenti e delle manifestazioni aggressive. C’è un’enorme differenza tra un bambino che manifesta la propria aggressività attraverso comportamenti aggressivi esclusivamente verbali e il bambino o ragazzo con comportamenti violenti e pericolosi. Il riconoscimento dei diversi livelli di gravità e l’individuazione dei comportamenti problematici al di là di ogni etichetta diagnostica, è il primo passo da fare per delineare un progetto di intervento. Numerosi studi ci dimostrano che importanti risultati si possono ottenere con bambini e ragazzi con questa tipologia di problemi. E’ fondamentale che l’intervento si strutturi precocemente e su più piani: personale (aspetto comportamentale, cognitivo, emotivo, affettivo e motivazionale) ambientale (famiglia, scuola o ambiente lavorativo) e, là dove c’è stata una frattura, agire per costruire una reale possibilità di reinserimento e riprogettazione di sé e del proprio futuro.

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