Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Il disagio scolastico e il bullismo

“SE LO CONOSCI… LO AFFRONTI”


scuola 3

 

Negli ultimi anni il bullismo è compare sempre più frequentemente nelle cronache dei giornali e della televisione, presentando adolescenti, capaci di gravi condotte sociali e sempre più vittime di disagio e abbandono scolastico; i ragazzi sono sempre più bulli ed il fenomeno interessa anche il nostro Paese.

I ragazzi sono esposti a pressioni sociali, alle necessità di adeguarsi a nuovi ruoli ed identità imposti troppo rapidamente, ai quali non hanno il tempo di abituarsi. Allora, la via d’uscita è offerta dal gruppo che consente di scaricare le tensioni all’esterno, semplificandole. Per tale ragione, prepotenze, minacce, offese, maltrattamenti sono sempre più frequenti nei luoghi di svago e, soprattutto, a scuola.

Il gruppo diviene una risposta immediata alla domanda di un’identità socio-ambientale tutta da costruire nel momento in cui si comincia ad uscire dalla famiglia; permette di vivere in maniera semplificata le tensioni che non hanno il tempo di essere elaborate e che vengono scaricate all’esterno.

Mancando i modelli di riferimento, i ragazzi sono (e si sentono) spesso isolati durante l’adolescenza; incapaci di elaborare le emozioni complesse e, così, il bullismo diventa la tipica risposta anche in società apparentemente complesse che sono, invece, molto semplificate sulla questione emozioni/ valori.

Famiglia e scuola ricoprono il ruolo centrale di agenzie di socializzazione e, perciò, anche di mediazione fra bisogni, problemi, risorse e rischi in età evolutiva.

La scuola è proprio una delle agenzie che più possono collaborare alla prevenzione del disagio psichico e alla salute mentale, realizzando una funzione educativa che contribuisce alla prevenzione primaria. Contribuisce, inoltre, alla prevenzione secondaria, in quanto svolge azioni vicarianti o correttive di carenze ed errori pedagogico-educativi (e affettivi) familiari.

La ricerca di nuovi equilibri nel rapporto io-altri può prendere varie direzioni sostenute, in ultima analisi, dall’aggressività.

Aggressività che è una spinta all’autoaffermazione ed energia motrice per un’evoluzione maturativa, ma può assumere – nel contempo – manifestazioni impulsive e poco controllate, afinalistiche o eterolesive. Si trovano, pertanto, atteggiamenti di inibizione, nella relazione con l’adulto e coi compagni, fino a comportamenti di aperto rifiuto come il pianto o la chiusura, fobie, somatizzazioni, indicatori che consentono ad insegnanti, genitori ed esperti di cogliere il disagio.

Il disadattamento scolastico che consiste essenzialmente nella difficoltà dell’ alunno a realizzare una positiva interazione con la scuola per l’intervento di condizioni psicologiche sfavorevoli, può essere considerato come il risultato della mancanza o del progressivo venir meno della scuola, a promuovere la maturazione personale di ciascun alunno; l’alunno tende a progettarsi e si realizza solo quando le persone con cui avviene una relazione lo aiutano a mutare e a percepire il proprio vissuto e la realtà scolastica, senza eccessivi contrasti.

La scuola dove presentarsi, per tale ragione, come il fattore primario intenzionalmente finalizzato alla educazione degli alunni in difficoltà attraverso una concreta e armonica programmazione della attività didattica.

In tal senso, compito della scuola è quella di porsi in relazione con il disadattato senza consce – o inconsce – previsioni del suo fallimento. L’alunno in difficoltà percepisce e vive la dicotomia tra vita e scuola soprattutto nell’impossibilità/incapacità di rispondere alle nuove richieste e nella percezione frustrante della vita scolastica. La sollecitazione all’impegno e all’interesse in un clima di pedagogia relazionale è il fattore fondamentale per tendere ad una educazione tesa ad eliminare il disadattamento scolastico.

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