Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Il bullismo: caratteristiche delle prepotenze e modelli di interpretazione

Le prepotenze, per essere classificate come atti di bullismo, devono avere alcune caratteristiche peculiari, quali:

  • Premeditazione
  • Scopo: far stare male qualcuno
  • Disequilibrio: tra un “forte” e un “ debole”
  • Intenzionalità
  • Persistenza e frequenza nel tempo
  • A scuola e/o in ambienti collegati
  • Tra pari (mai tra adulto e ragazzo)

Gli atti di bullismo comprendono:

  • Dire cose cattive e/o spiacevoli
  • Ricevere colpi-pugni-calci-minacce
  • Ricevere bigliettini con offese-parolacce
  • Emarginazione e isolamento
  • Essere presi in giro in continuazione

Infatti, si può parlare di bullismo quando sono presenti:

  • Il desiderio di far male
  • Un’azione offensiva
  • Uno squilibrio di potere
  • Ripetizione delle «violenze»
  • Un utilizzo ingiusto di potere
  • Piacere evidente da parte dell’aggressore
  • La sensazione della vittima di essere oppressa

Attualmente, non si possono più descrivere in modo netto le differenze tra maschi e femmine nel mettere in atto le prepotenze e i gesti di bullismo, poiché ore le ragazze adottano non solo aggressività e minacce verbali e psicologiche, ma anche  fisica!
Ecco un esempio: “Arianna, una mia compagna, è stata picchiata da un gruppo di ragazze, cercando do scappare è caduta e si è rotta un braccio. Ora sta bene, ma non mi sarei mai aspettata tanta cattiveria e violenza da delle ragazze”.
Ci sono due  tipi di aggressività e di prepotenze:

  1. Reattiva: in reazione alle provocazioni altrui
  2. Proattiva: senza provocazioni da parte dell’altro, con:
    • fine personale: per ottenere visibilità e riconoscimento sociale
    • fine strumentale: per ottenere un bene materiale

I bambini PROATTIVI interpretano in modo erroneo le in situazioni ambigue ed attribuiscono agi altri intenzioni solo aggressive (ad esempio se un bambino accidentalmente mi spinge nel corridoio, io penso solamente che lui l’abbia fatto di proposito, per colpirmi o sfidarmi intenzionalmente).
Diversamente, i bambini REATTIVI di solito sono leader all’interno del gruppo-classe e di amici, mettono in atto comportamenti aggressivi per ottenere ricompense esterne e sociali, come l’approvazione e il rispetto degli altri, e non sono empatici.
I bulli, mediante le prepotenze e le azioni aggressive, mirano quindi a ricompense materiali, alla approvazione, alla diminuzione del comportamento di disturbo altrui, all’auto-gratificazione, all’aumento autostima e alla dominanza e controllo degli altri.
Di fronte all’aggressività, come reagiscono gli altri?
Di solito chi assiste e/o viene a sapere di atti di bullismo, mostra empatia e un atteggiamento negativo per la violenza, ma ora si registra un aumento del fenomeno della cosiddetta “Maggioranza Silenziosa”: “accanto ai bambini umiliati ci sono i bambini  che fanno finta di non vedere” .
Ciò vuol dire che del 90% di chi assiste ad una violenza, solo il 10% interviene, a causa di un diffuso disimpegno morale nei confronti dell’aggressività, ovvero la disattivazione del controllo morale per ripararsi dal senso di colpa e dall’auto-svalutazione.

  1. Ci  sono diverse “fasi” di costruzione” del disimpegno morale: Giustificazione morale alla violenza: al servizio di valori morali e di principi superiori ( es, per la difesa del proprio onore)
  2. Linguaggio eufemistico: il linguaggio può deformare il significato morale di una condotta (es, pacche o spinte sono solo giochi)
  3. Confronto con azioni più deplorevoli: un’azione deplorevole viene confrontata con altre più crudeli
  4. Dislocamento della responsabilità: si attribuisce ad altri la responsabilità della violenza
  5. Diffusione della responsabilità al gruppo: la prepotenza è stata fatta anche  dagli altri
  6. Distorsione delle conseguenze: la sofferenza della vittima viene minimizzata
  7. De-umanizzazione della vittima la vittima viene descritta come non umana, senza sentimenti e dignità
  8. Attribuzione della colpa alla vittima: la vittima è considerata meritevole delle violenze.

BIBLIOGRAFIA

  • Di Pietro M., Dacono M. – “Fanno i bulli, ce l’hanno con me….Manuale di autodifesa positiva per gli alunni” – Edizioni Erickson.
  • Blades M., Cowie H., Smith P. K. – “La comprensione dello sviluppo” – Giunti Editore.
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