Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Il bambino psicosomatico

Il sintomo come comunicazione

La psicosomatica si riferisce a un’entità composta dalla psiche, mente e dal soma, corpo (Baldoni F.; Trombini G., 2001.).

La malattia psicosomatica, a cui viene restituita la caratteristica fondamentale di essere punto di intersezione di fattori biologici e psicosociali, diventa spia di un disagio che investe l’individuo e insieme il contesto cui appartiene. In tal modo il sintomo ha il senso storico di un linguaggio, di una comunicazione, nodo di sofferenza in cui si intersecano biologia ed emotività, relazioni interpersonali e regole comunicative del contesto in cui appare. I disturbi psicosomatici sono sintomi prodotti inconsapevoli e senza alcuna alterazione organica, i bambini che soffrono di questi particolari disturbi sono numerosi e rappresentano dal 13% al 24% delle visite pediatriche (Casini, 2004).

Quanto più il bambino è piccolo, tanto più la psicosomatica è la via di espressione utilizzata; la clinica psicosomatica si occupa dei disturbi organici la cui genesi ed evoluzione vedono la partecipazione prevalente di aspetti psicologici. Nella nosologia del bambino molto piccolo appaiono, accanto a tali disturbi, i disturbi dello sviluppo, dell’espressione motoria e comportamentale e i disturbi dell’espressione mentalizzata (nevrotici, depressivi, psicotici e deficitari). Si presenta un’ampia gamma di forme e gravità, fino alle variazioni nell’ambito della normalità, perché anche il bambino più equilibrato può scegliere un giorno la via somatica per esprimere il suo disagio nell’essere abbandonato o in una situazione di conflitto. I disturbi possono interessare tutti gli organi. La patologia è influenzata dall’età del bambino. Le manifestazioni cliniche più frequenti per età sono:

  • da 0 a 8 mesi: vomito, rifiuto del cibo, coliche, diarrea, stipsi, eczema, insonnia;
  • da 6 a 12 mesi: rifiuto del cibo, eczema, asma;
  • da 1 a 7 anni: vomito mattutino, obesità, asma, tosse parossistica, enuresi, encopresi e cefalee;
  • da 7 a 11 anni: anoressia, bulimia, rettocolite ulcerosa, insonnia, emicrania, astenia.

Il bambino che accusa un disturbo psicosomatico è come “un inventore di patologia” (Casini, 2004), nel senso che il sintomo che si manifesta, talvolta producendo un vero e proprio disturbo, è forviante rispetto alla causa reale del disturbo: l’organo oggetto della malattia è un organo su cui inconsciamente il bambino scarica un disturbo di altro genere. È per questo motivo che quel bambino “è da smascherare” nel senso che attraverso quel sintomo il professionista (psicologo, pediatra…) che lo ha in carico, deve risalire alla vera origine del disagio per poter fare una diagnosi corretta e, successivamente, improntare una terapia efficace.

Il bambino psicosomatico, inoltre, è definito un bambino “designato”: nella famiglia in cui ci sono dei membri con disturbi psicosomatici, il bambino è il designato, cioè su di esso si struttura una patologia; il bambino diventa un capro espiatorio. È questo un escamotage, una strategia attraverso cui la famiglia supera un momento evolutivo del ciclo vitale senza però apportare cambiamenti nelle modalità di relazione interna. Così facendo la famiglia non affronta il cambiamento, né l’evoluzione, non si mette in gioco, resta ferma sui suoi precedenti modelli relazionali.

È per questo motivo che il bambino psicosomatico necessita di un approccio globale da parte del professionista: il bambino viene preso in carico nella sua totalità come individuo, con la sua storia, le sue relazioni e la sua famiglia. “Se viene trattato solo il bambino, il bambino si ammalerà di nuovo” (N. W. Ackerman, 1982).

La necessità di un approccio globale poggia le sue basi sulla concezione che il bambino-paziente non è visto né trattato come “organo malato” bensì come “sistema complesso”.

Bibliografia:
Ackerman N.W. Il ruolo della famiglia nell’insorgenza dei disturbi del bambino tratto da “The Strenght of Family Therapy”, 1982
Baldoni F., Trombini G. Disturbi psicosomatici Il Mulino, Bologna, 2001
Casini M. Il sintomo come comunicazione tra bambino e pediatra Seminario “Il linguaggio ludico e metaforico del bambino nella scuola e nei luoghi di cura”, Modena, 2004

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