Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Quando il bambino ha difficolta ad addormentarsi

La clinica delle alterazioni del sonno nel bambino è, in tutte le età, assai varia. Bisogna però sottolineare l’estrema importanza delle perturbazioni precoci. Come ogni condotta deviante, il significato di una alterazione del sonno non è  univoco: dipende dalla natura stessa di questa alterazione, dalla sua intensità, dai segni associati, dall’età del bambino, dalla sua evoluzione. Oltre ai disturbi del sonno, ve ne sono alcuni invece legati alla fase precedente al sonno, cioè alla fase dell’addormentamento. Di questo ultimo, fra le patologie più frequenti si può ricordare l’insonnia del primo anno di vita. L’insonnia precoce riflette sempre un disagio relazionale fra il lattante e il suo ambiente (Marcelli, 1999).

Si possono distinguere:

  • Insonnia comune: condizioni inopportune o goffe (rigidità eccessiva degli orari dei pasti, eccesso di alimentazione, cattivo isolamento acustico, etc.) che possono però essere testimoni di difficoltà precoci di adeguamento tra il bambino e sua madre. L’insonnia, in genere, svanisce quando migliorano le condizioni sfavorevoli;
  • Insonnia precoce severa: è una condizione che può presentarsi come agitata, ossia il bambino non smette di urlare, di gridare, di agitarsi, quietandosi solo in brevi attimi di sfinimento, per ricominciare ben presto con le sue urla. Nell’insonnia calma, invece, il bambino resta nel suo letto, con gli occhi spalancati, silenzioso, sia di giorno che di notte. Sembra non chiedere nulla, non attendersi nulla.

Le difficoltà di addormentamento del bambino fanno parte dello sviluppo normale di ogni bambino, soprattutto tra i 2 e i 5-6 anni. A questa età, in piena conquista motoria, il bambino accetta difficilmente la regressione implicita nell’addormentamento, tanto più che la comparsa dei primi sogni di angoscia rende il sonno uno stato inquietante: il bambino si oppone all’andare a letto, instaura dei rituali, richiede un oggetto controfobico (suzione del pollice, luce, oggetto transazionale come per esempio avere accanto a sé un peluche), ha bisogno di una storia narrata da uno dei due genitori. L’area intermedia tra il risveglio e il sonno deve permettere al bambino di ristabilire il suo sentimento di onnipotenza e di crescere nella sua capacità di controllare insieme le sue pulsioni e questa regressione. Molti genitori comprendono questo bisogno e cercano di creare o di favorire lo sviluppo di questa area intermedia, soddisfacendo le richieste, raccontando la favola e passando il tempo necessario con il loro bambino.

All’opposto, la gran parte delle difficoltà di addormentamento sono testimoni della difficoltà di gestire questa area “transazionale” sia per:

  • condizioni esterne carenti, come rumore, coabitazione nella stessa camera dei genitori, eccessiva irregolarità nell’ora di andare a letto, etc.;
  • una pressione esterna inadeguata, come una rigidità eccessiva, opposizione ai genitori da parte di un bambino che desidera conservare il dominio su una certa situazione o la sua autonomia;
  • uno stato ansioso o per organizzazione interna conflittuale, che fa temere la regressione indotta dal sonno.

Un’analisi accurata di questi diversi fattori e dei loro possibili rapporti deve precedere qualsiasi approccio psicoterapeutico, senza dimenticare che, a volte, una semplice riorganizzazione dello spazio determina la scomparsa di queste alterazioni, come per esempio non dormire più nella camera dei genitori, offrire al bambino un angolo più tranquillo.

Le manifestazioni cliniche sono varie:

  • Opposizione all’andare a letto: il bambino grida, si agita, si rialza quando lo si sdraia. Spesso solo dopo un lungo periodo di lotta coi suoi genitori, finisce per “crollare”;
  • Rituali per andare a letto: molto frequenti tra i 3 e i 5-6 anni. il bambino vuole che il suo cuscino, il suo gioco, il suo fazzoletto, le sue pantofole o qualche altro oggetto siano sistemati in una certa maniera, sempre uguale. Altra volte vuole un bicchiere di acqua, una caramella, la ripetizione della stessa storia. Queste manifestazioni ossessive moderate rivelano il tentativo di controllo della angoscia suscitata dalla rottura della relazione e dall’emergenza pulsionale nell’età del conflitto edipico;
  • Fobia dell’andare a letto: può ridursi a una domanda controfobica, più spesso la luce o la porta aperta, ma talvolta raggiunge un’intensità tale che il bambino è preso dal panico quando sente di stare per addormentarsi: vuole che gli si tenga una mano, vuole addormentarsi tra i genitori, nel letto, in una poltrona. Il bambino può esser messo nel suo letto solo dopo che si sia addormentato. Questa fobia dell’andare a letto compare di solito dopo alcuni episodi di incubi o di terrore notturno, vero i 2-3 anni;
  • Vera insonnia: si osserva nel bambino grande o nell’adolescente. Dagli esami di registrazione elettrica emerge che in realtà la quantità e qualità del sonno sono normali, ma spostati verso la fine della notte e l’inizio del mattino: dormono tra le 2 del mattino e mezzogiorno piuttosto che tra le 22 e le 8. Questi spostamenti del ritmo nictemerale dell’adolescente sono molto frequenti e si riscontrano varie cause: desiderio di controllo totale sulla propria vita, comprendendo anche per alcuni ragazzi il proprio ritmo circadiano, risveglio delle angosce di fronte ad un’attività pulsionale intensa, senso di colpa di fronte alla vita onirica o masturbatoria. Non è raro osservare nell’adolescenza la ricomparsa delle condotte di addormentamento che erano caratteristiche della prima infanzia e che erano parzialmente sparite durante il periodo di latenza: capita così per i rituali dell’andare a letto, per le fobie dell’addormentamento. Il bisogno di addormentarsi ascoltando la musica o leggendo fino ad ora tarda è stato accostato a degli equivalenti della gestione dell’area transazionale.  L’insonnia vera, cioè la netta riduzione del periodo di sonno, è rara. Sopraggiunge speso in un contesto di crisi di angoscia interna e può preludere alla comparsa di un episodio psicotico acuto, tipo bouffée delirante acuta;
  • Fenomeni ipnagogici: si osservano tra i 6 ed i 15 anni e sarebbero piuttosto frequenti al momento dell’addormentamento. Si descrivono sensazioni cenestesiche (scariche elettriche, soprassalti), visive (immagini geometriche, personaggi o animali più o meno sfumati), più raramente acustiche. Per il loro carattere angoscioso, questi fenomeni ipnagogici possono provocare il risveglio del soggetto e causare ulteriori difficoltà nell’addormentamento.

L’esistenza di tali difficoltà di addormentamento devono attirare le attenzioni del clinico perché si tratta di sintomi importanti che richiedono una indagine psicoterapeutica approfondita delle relazioni familiari, in particolare quella fra madre e bambino. Spesso è necessario un intervento sulla coppia madre-bambino e un successivo allargamento alle dinamiche relazionali intra-familiari che possono aver generato stati depressivi, angosce nella madre che si riverberano sul figlio. Il senso di solitudine della madre perché non supportata oppure squalificata nel suo nuovo ruolo genitoriale dalla propria madre, un lutto recente o passato ma ancora non risolto ed elaborato, il licenziamento, il senso di incapacità a far fronte ai nuovi cambiamenti che la nascita di un figlio comporta, l’assenza del marito come supporto alle nuove difficoltà, possono essere alcune delle più frequenti cause di ansie, depressioni, senso di fallimento delle madri. Alcune volte per il clinico è necessario focalizzare l’attenzione sulle dinamiche relazionali della coppia che possono essere camuffate dagli stessi genitori che portano in terapia solo le problematiche del figlio che non si addormenta. Nello specifico, viene ridefinito tale sintomo come l’effetto di una problematica legata alla coppia e pertanto l’oggetto di lavoro terapeutico si incentra su di essa.

BIBLIOGRAFIA

  • Marcelli D. – “Psicopatologia del bambino” (a cura di Adriana Guareschi Cazzullo) – Masson, 1999.

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