Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

I disturbi dell’alimentazione

Disturbi Alimentari

Esistono varie fasi dello sviluppo infantile in cui l’alimentazione può preoccupare. Fra i 18 mesi e i 3 anni l’appetito di molto bambini diminuisce (anoressia fisiologica), in alcuni più che in altri, perchè c’è un rallentamento della crescita fisica. In età prescolare molti bambini attraversano la fase delle manie alimentari (mangiano solo pochi tipi di cibo) senza alcuna ripercussione sulle condizioni di salute e riprendendo a mangiare normalmente dopo un po’ (alcune settimane o uno, due anni). Altri bambini  restringono la scelta dei cibi e ne diminuiscono anche la quantità, ma sono in salute ed hanno più energia dei loro genitori, ritornando ad un’alimentazione normale dopo qualche mese.

L’aumento dell’appetito è normale e sano nell’adolescente poiché la sua crescita richiede un maggiore apporto calorico (in modo variabile in ogni individuo anche in base al dispendio energetico) e può durare due o tre anni. In tutti questi casi si tratta di fenomeni transitori e se i genitori sanno porsi in modo adeguato, essi tendono a risolversi.

Vale come regola generale che se i bambini crescono come previsto e sembrano generalmente sani, sereni e ben adattati, le variabili della dieta e delle abitudini alimentari non devono preoccupare.

Tuttavia a volte particolari e persistenti modalità alimentari possono essere espressione di un importante disagio e difficoltà emotive di cui dobbiamo prenderci cura.

I disturbi alimentari si sviluppano spesso in modo insidioso e le fasi iniziali passano quasi sempre inosservate, perché sono molte e molto diverse tra loro le cause che concorrono alla comparsa dei diversi sintomi ed alla loro cronicizzazione o evoluzione nel tempo.

Se fino a pochi anni fa i disturbi alimentari erano tipici delle ragazze adolescenti in questi anni ci confrontiamo con la diffusione di questi disturbi negli adolescenti maschi, con l’abbassamento dell’età media di esordio (6 – 8 anni), e con la promozione di aspetti culturali di massa che fanno breccia in modo trasversale su molte fasce di popolazione, coinvolgendo anche i bambini. Sempre più bambini ed adolescenti sono preoccupati per il loro aspetto fisico, ricercano i loro modelli di riferimento estetico nei personaggi visti in televisione e, adottando comportamenti alimentari sbagliati e insalubri, rischiano di “cadere” nella trappola di un disturbo alimentare subdolo, poco definito e quindi sfuggente all’osservazione dei genitori e dei medici.

Nella maggior parte dei problemi alimentari dei bambini non c’è la preoccupazione per il peso e la forma corporea che è centrale invece nell’anoressia e nella bulimia, due disturbi alimentari che raramente compaiono prima dei 13-14 anni di età.

Tipicamente nei bambini potremo invece riscontrare:

Disturbo da alimentazione selettiva: questi bambini non abbandonano la normale fase di sviluppo delle manie del cibo e persistono nel mangiare una gamma ristretta di alimenti in genere ricchi in carboidrati. Spesso peso e altezza sono normali ma se questo genere di dieta dura da molto tempo, il peso può essere superiore o inferiore alla norma a seconda dei costituenti della dieta. Di solito queste manie alimentari vengono abbandonate in età adolescenziale, quando è più sentito il bisogno di conformarsi alle regole del gruppo dei pari.

Fobia del cibo: c’è la paura di deglutire il cibo e l’evitamento di alimenti di una particolare consistenza (solidi o farinosi) e a volte di un particolare sapore. Il timore è di esserne soffocati, di stare male o vomitare. Questi bambini possono essere bassi e magri a seconda della durata del problema e dell’adeguatezza del cibo assunto, ma raramente presentano le complicanze dell’anoressia nervosa. Probabilemente questo deriva dal fatto che il corpo può aver avuto più anni di tempo per adattarsi alla bassa assunzione di calorie.

Alimentazione restrittiva: è presente uno scarso appettito e interesse per il cibo anche se la dieta può essere ragionevolmente bilanciata. E’ una condizione comune negli anni prescolastici ma se persiste per molti anni può compromettere la normale crescita. A volte alla base c’è solo un diverso metabolismo e richieste nutrizionali diverse e questi bambini diventano degli adulti sani ma magri, e che mangiano poco. Altre volte questi bambini presentano disturbi emotivi come tristezza, ansia e ossessioni che non solo interferiscono con l’appettito e le modalità alimentari, ma pervadono ogni aspetto della loro vita. Possono rifiutare di andare a scuola, evitare il contatto coi compagni, dormire poco e avere problemi di concentrazione. Spesso vorrebbero mangiare di più e si preoccupano per la loro magrezza.

 

Sindrome da rifiuto pervasivo: rifiuto di agire qualunque comportamento di cura di sé come mangiare e bere, con conseguenze spesso letali. L’opposività si accentua di fronte a tentativi di intervento con manifestazioni di terrore o furia. E’ sempre indice di un grave disagio emotivo.

Iperalimentazione compulsiva: questi bambini mangiano in eccesso e frequentemente e finiscono con l’essere in sovrappeso. Sembra esserci un bisogno non controllabile di mangiare soprattutto se sono ansiosi o infelici. I tentativi di restrizione da parte dei genitori creano molte resistenze e se si impone una dieta il bambino mangia di nascosto. In un quadro di obesità si delineano presto tutte le complicanze mediche ad essa associate.

Pica: è presente la tendenza a mangiare sostanze non commestibili (ad es. terra, sabbia, carta, plastica, insetti, ecc.) comportamento comune nei bambini nel corso del primo anno di vita ma anomalo quando compare in età successive. Se non è presente un grave ritardo mentale può essere indice di un importante disagio emotivo.

Ruminazioni: ripetuto rigurgito e rimasticazione del cibo senza che questo sia dovuto ad una condizione gastrointestinale associata o ad un’altra condizione medica generale (per es. reflusso esofageo). Se non è presente un grave ritardo mentale, è indice di un significativo disagio emotivo.

Difficoltà alimentari possono inoltre delinearsi fin dal primo anno di vita configurandosi come frequente irritabilità e ipereccitabilità del bambino durante il pasto, distrazione e rifiuto del cibo tramite modalità passive (si addormenta e smette di mangiare, tiene il cibo in bocca), oppure più attive (sputa, allontana o getta il cibo, piange quando gli viene offerto).

In questo caso, così come nell’evenienza delle problematiche alimentari sopra esposte, potrà essere utile un colloquio psicologico, per chiarire i dubbi ed eventulamente ricevere un adeguato sostegno per meglio sintonizzarsi e comprendere i bisogni particolari del proprio bambino.

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