Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

L’autismo

     

      L’autismo è oggi ritenuto un disturbo dello sviluppo dovuto a difficoltà del sistema nervoso centrale con anomalie qualitative nelle aree della relazione sociale reciproca, della comunicazione verbale e non verbale, con un repetorio limitato e ripetitivo di comportamenti e interessi. Si definiscono colpite da autismo le persone che presentano queste caratteristiche ben descritte nei manuali diagnostici internazionali: DSM IV e ICD10, prima dei tre anni di vita.

      Vi son disturbi molto simili, ma che differiscono dall’autismo ,nonostante le persone colpite presentino difficoltà nelle abilità sociali e comunicative e che rientrano nel gruppo dei “disturbi generalizzati dello sviluppo”.

La maggior parte delle persone autistiche presentano anche ritardo mentale, soprattutto di grado medio anche se, una minoranza, è di intelligenza normale o quasi normale. Non è sicuramente il ritardo, però, a caratterizzare l’autismo, quanto le difficoltà a comprendere e usare modalità sociali e comunicative che, di solito, aiutano molto i bambini normali o con altri handicap, a crescere.

In ogni caso, l’autismo, è un handicap e non un rifiuto o blocco psicologico: i genitori non hanno nulla a che fare con l’origine del disturbo (come un tempo si era affermato) e, anzi, sono proprio loro che ad un certo punto, scoprono le difficoltà speciali del loro bambino e su queste, riprogettano la loro vita.

Di fatto, ancora oggi, non esiste una cura. Si sa, tuttavia, che  indipendentemente dalla gravità del problema, tutti i bambini colpiti, sono in grado di imparare purché si tenga conto delle loro caratteristiche.

Molte ricerche hanno fatto sì che si definisse quello che, per ora, pare il trattamento più efficace. Non si tratta di un singolo metodo o terapia, quanto di un sistema integrato di interventi, con:

  • diagnosi precoce congiunta ad una chiara informazione alla famiglia;
  • accertamenti medico-biologici e monitoraggio delle condizioni mediche associate;
  • sostegno pratico e psicologico alla famiglia;
  • educazione del bambino;
  • servizi predisposti per l’intero ciclo di vita della persona;
  • coordinamento tra operatori e servizi che se ne occupano.

Per ora, in Italia, non esiste una struttura di tal fatta che si occupi dello svolgimento di tutte le parti previste da tale sistema, ma ognuno può decidere di quali parti occuparsi.

    L’EDUCAZIONE del BAMBINO AUTISTICO

      Per quanto attiene all’autismo, così come per tutti gli handicap, è necessaria un’educazione che si estenda dall’età infantile fino a quella adulta poiché è necessaria un’educazione permanente e, dunque, per tutto il ciclo di vita.

      Il bambino autistico vive la sua crescita ostacolato da gravi deficit che gli impediscono l’apprendimento spontaneo come avviene per tutti i bambini non autistici che imparano da soli o, tutt’al più, con l’aiuto dei genitori, altri bambini, nonni, ecc. Ovviamente l’educazione per tale bambino diviene artificiale e, proprio per questo, non sarà mai come il processo naturale di sviluppo-apprendimento spontaneo, ma potrà tuttavia dare risultati.

      Qui, come per gli altri handicap, l’educazione avrà il compito d’incoraggiare ad apprendere sempre nuove abilità per vivere e conoscere il mondo e, in esso, destreggiarsi. Partendo dalle risorse e dai problemi della persona nonché dalle caratteristiche del suo ambiente di provenienza e di vita, si dovrà fornire la base per un trattamento che faccia leva proprio su queste, per l’apprendimento di nuove abilità, modificando nel contempo l’ambiente stesso per adattarsi alle caratteristiche stesse della persona.

      Ogni intervento, allora, è educazione: dall’implementazione delle abilità del bambino, all’educazione dei genitori, fino all’incremento dell’apprendimento degli esperti, rispetto a nuovi dati che derivano dall’esperienza col bambino stesso.

      Come già detto, l’autismo è un disturbo che mina precocemente e in profondità le normali capacità evolutive di un bambino e le aree più colpite e che risultano anomale, sono essenzialmente tre:

  1. quella delle relazioni interpersonali;
  2. quella della comunicazione sia verbale sia extraverbale;
  3. quella delle attività immaginative e del gioco.

      Tutte queste aree sono fondanti per uno sviluppo normale dell’adattamento e delle capacità dell’essere umano di integrarsi in un tessuto sociale. I tentativi che sono fatti per arginare e sopperire a tali deficit spaziano dalla psicoterapia classica, ai metodi cognitivo comportamentali, dalla holding a terapie di integrazione sensoriale e, ancora, l’ippoterapia, la delfinoterapia, la terapia con animali domestici e altre forme d’intervento.

      Indubbiamente, i metodi proposti finora per l’autismo sono presentati e descritti come efficaci. E’ anche vero che non si può non tener conto della variabile “età” che riveste un ruolo fondamentale, visto che trattare con bambini al di sotto dei 5 anni o adolescenti è diverso che trattare con adulti. Nel primo caso, ossia per i bambini al di sotto dei 5 anni, le aspettative sui risultati sono di maggiore entità, mentre nel secondo e terzo caso (adolescenti e adulti) pare lecito “accontentarsi” di lievi miglioramenti dell’autonomia e della qualità della vita per una riduzione dei problemi comportamentali.

      L’attenzione va posta, sicuramente, sull’insegnare ai bambini autistici che altri pensano e provano sentimenti, ma anche sul far loro apprendere le strategie per pensare e porsi come veri attori nella risoluzione di un problema. Il tutto, nel pieno rispetto delle caratteristiche individuali di tali bambini e tenendo sempre in considerazione il fatto che i bambini con autismo sono accumunati nella patologia, ma, ognuno, ha la sua personalità che influenzerà, ovviamente, le sue potenzialità e il suo stile di apprendimento.

     Compito di operatori, educatori, genitori e insegnanti non sarà solo di trasmettere delle conoscenze, poiché l’apprendimento e l’insegnamento si sviluppano attraverso differenti transazioni tra individui. E, affinché ciò avvenga,  è necessaria la compartecipazione di entrambe le parti nel processo, è necessaria la negoziazione, la comunicazione e l’uso di segnali sociali, elementi questi, difficilmente fruibili e gestibili dai soggetti autistici.

      C’è da dire, inoltre, che l’intervento precoce è prezioso, ma non è mai troppo tardi per migliorare la qualità di vita dei soggetti autistici attraverso una migliore comprensione e una più efficace risposta alle loro esigenze. L’educazione, in ultima analisi, può essere efficace no solo al fine di migliorare i sintomi dell’autismo ma anche per attenuare alcune delle maggiori difficoltà di apprendimento ad esso connesse.

Temple Grandin è un’autistica dotata che riscuote grande successo come docente universitaria, designer di professione e donna d’affari; conduce una vita piena e tiene lezioni e conferenze in tutto il mondo. E’ perfettamente consapevole di pensare e percepire in modo diverso dagli altri e afferma d’essere felice di essere autistica sia per le risorse, sia per le limitazioi che da questa condizione le derivano. La maggior parte dei genitori e operatori fanno fatica ad accettare pienamente tali affermazioni anche perchè la maggior parte dei soggetti autistici hanno difficolta di apprendimento e limitazioni che rendono i punti di forza meno evidenti.

Di certo è necessario che gli operatori capiscano il modo di pensare e apprendere degli individui con autismo, per poter lavorare in base al contesto che è loro peculiare.

      Ciò che noi siamo sicuramente in grado di fare, è descrivere l’autismo dal nostro punto di vista di non autistici, interpretando la vista degli autistici nei termini di come sarebbe per noi vivere se fossimo privi di determinate capacità di comprensione come il capire le intenzioni altrui. Al di là di questo, però, è indispensabile fondare l’educazione su ciò che conosciamo e non su prescrizioni rigide. Grazie agli studi di Simon Baron-Cohen e Uta Frith, si è scoperto che i soggetti autistici incontrano particolari difficoltà nel capire gli stati mentali altrui: non solo non capiscono ciò che gli altri pensano e sentono [ciò si manifesta con la “mancanza di empatia”], ma non capiscono nemmeno che essi stessi pensano e provano una sensazione. Questo aiuta a collegare gran parte dei modelli di pensiero autistico. Non è esatto, pertanto, affermare che gli autistici non pensano e non sentono, poiché essi possono solo non esserne consapevoli.

      La maggiore difficoltà che deriva da questo decifit è che, tali persone risultano imprevedibili e i non autistici fondano la compresione degli altri e del loro probabile comportamento su ciò che loro pensano che gli altri sentano, vogliano, credano. Noi interpretiamo continuamente le azioni altrui e tale processo è al centro delle nostre interazioni sociali, permettendoci di reagire nei contesti sociali. Senza comprensione sociale le persone parrebbero sicuramente, imprevedibili e i contesti sociali con le persone all’interno provocherebbero disorientamento, tensione, paura. Da qui le difficoltà interpersonali dell’autismo, la rigidità di pensiero e di comportamento.

      Ritengo che, per lavorare con alunni autistici, sia necessario riconoscere la vera natura del problema. Solo così si potrà strutturare l’ambiente per favorire l’apprendimento nonostante tali difficoltà, al fine di migliorare la qualità di vita presente e futura di questi bambini. Imparare a esser parte di una società che per lo più è totalmente estranea è alquanto difficile per tutti. Confrontandosi, allora, con tali tematiche ci si assicura che, quello che si insegna sia veramente di beneficio per l’alunno e non giovi solo alla particolare situazione in cui il soggetto si trova.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...