Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Difficoltà di apprendimento: una definizione

Sul termine difficoltà di apprendimento c’è molto disaccordo. Ci son tante persone ancora, che non vogliono accettarlo come definizione di un deficit specifico o che lo considerano polivalente.

Il Legal Definitions of Handicapped Children, così lo definisce:

Si tratta di un disturbo in uno o più processi psicologici di base necessari per la comprensione o per l’uso della lingua parlata o scritta che può manifestarsi con una insufficiente capacità nell’ascoltare, pensare, parlare, leggere, scrivere, compitare o nel calcolo. Il termine è usato per indicare soggetti con deficit di percezione, danni cerebrali, minime disfunzioni cerebrali, dislessia e afasia dello sviluppo. Il termine non è usato per indicare soggetti con difficoltà di apprendimento che sono principalmente la conseguenza di handicap visivi, uditivi o motori, di ritardo mentale o di svantaggio ambientale, culturale o economico.

Nonostante più di quarant’anni di studi e ricerche sulla dislessia e il riconoscimento di questa come problema neurologico che coinvolge i neurotrasmettitori e i neuroni, non si può del tutto escludere la concomitanza di una eziologia affettivo-relazionale. Per questo è importante, in una diagnosi iniziale, valutare ogni possibile eziologia del problema per un intervento efficace.

L’essere umano può sopravvivere con un numero sorprendente di deficienze e riuscire a essere efficiente, se possiede abbastanza punti di forza e abilità per superarle. Così un individuo molto intelligente, equilibrato, motivato, soddisfatto e realizzato giungerà spesso all’apice nel suo campo, pur avendo un forte deficit di percezione.

Molti sanno dei risultati ottenuti da Thomas Edison, Woodrow Wilson, Albert Einstein e Leonardo da Vinci, afflitti da deficit di percezione e da problemi di apprendimento della letto-scrittura/dislessia che avrebbero reso inefficienti uomini meno capaci.

Ma qual è il rapporto tra i problemi di appprendimento del linguaggio, dislessia e percezione e deficit di percezione?

L’uomo riceve tutte le informazioni attraverso i cinque sensi che ci trasmettono dati da elaborare o confrontare con altre informazioni precedentemente acquisite. In Emilio, Rousseau sosteneva che abbiamo sei sensi, riferendosi ai cinque modi sensoriali -vista, udito, tatto, gusto, olfatto- e ad un sesto senso da lui chiamato senso comune o ragionamento dei sensi o integrazione degli input sensoriali.

E’ la nostra capacità di ricevere informazioni attraverso i cinque sensi e di integrarle con quelle già assimilate che determina la nostra percezionee delle informazioni sensoriali. Pur essendo sensorialmente intatti possono vedere, sentire, toccare, odorare, assaporare, sia il bambino, sia l’adulto con un deficit di percezione, ma talvolta non integrano tali informazioni nel modo più efficace, poiché ricevono attraverso i sensi alcune informazioni che non sono né percepite, né registrate. Ciò accade spesso a tutti noi: parliamo con una persona per qualche minuto, avendola bene in vista, ma poi non siamo in grado di ricordare il colore dei suoi occhi.

Quella informazione particolare è stata ricevuta tramite i nostri occhi, ma non è stata né recepita, né registrata. Molte vittime di reati sono incapaci di descrivere o identificare il colpevole perché non hanno percepito e registrato i dati sensoriali che lo riguardano. Altre persone, invece, sono capaci di fornire una descrizione esatta: hanno elaborato le informazioni visive e possiedono una eccellente memoria visiva.

Per elaborare le informazioni la maggior parte di noi si serve, in modo più o meno approfondito, di diversi canali sensoriali. Esistono vari espedienti per elaborare nuovi dati. Alcuni per ricordare un numero di telefono chiesto all’operatore, ascolano solamente, dicono “grazie”, riagganciano la cornetta e formano il numero. Altre, prima di comporlo, ripetono il numero parecchie volte per essere sicure di averlo accuratamente sentito e memorizzato. Altre ancora, prendono nota mentre l’operatore lo sta dicendo o lo ripetono più volte, correndo a prendere una matita.

Chiedendo alle persone di indicare a quale di queste tre categorie appartengano:

  1. L’input uditivo è sufficiente per ricordare un’informazione.
  2. L’input uditivo richiede il rinforzo vocale.
  3. L’input uditivo richiede il rinforzo vocale e cinestetico.

Mai più del 10% delle persone interrogate ha afermato di poter ricordare accuratamente una sequenza di numeri per il tempo sufficiente a formare il numero di telefono senza usare più di un canale. Ciò dimostra la necessità dell’integrazione dei sensi perché possa aver luogo un’elaborazione efficace dei nuovi dati, che vanno poi registrati e riferiti a informazioni già in nostro possesso.

Quando sentiamo l’odore delle cipolle che cuociono, lo colleghiamo a tutto quanto sappiamo delle cipolle e al loro effetto su di noi e reagiamo di conseguenza: forse pregustiamo un pasto più saporito; forse siamo contrariati perché abbiamo progettato una serata intima o ricordiamo che l’ultima volta che le abbiamo mangiate ci hanno provocato pesantezza.

Non si tratta mai di una semplice ricezione di input sensoriale: elaboriamo le informazioni alla luce di esperienze precedenti, il che suscita una determinata reazione. E tutto questo non lo facciamo in modo consapevole: la maggior parte del processo è inconscio -o dovrebbe esserlo- ma avviene comunque.

Senza dubbio usiamo più di un canale sensoriale e le informazioni ricevute sono integrate con altre già apprese; allo stesso modo il bambino che sta imparando a leggere e scrivere usa diversi canali sensoriali. Per chi legge e scrive bene, l’elaborazione delle nuove informazioni ricevute avviene lo stesso, ma quasi del tutto a livello automatico. Il bambino con deficit di percezione deve imparare ad integrare i suoi sensi e, tramite un programma di rieducazione specifico, ad elaborare automaticamente le informazioni ricevute. Al bambino senza deficit non è necessario insegnare questo procedimento. 

Si può fare l’ipotesi che, ad un certo momento, egli abbia consapevolmente elaborato una certa associazione -forse anche più volte. Può darsi che tale associazione gli sia stata insegnante forse può esserci arrivato da solo, ma sembra logico supporre che ci sia stato per ognuno un momento, sia pur fugace, di consapevolezza.

Il bambino con un deficit di percezione deve esercitarsi per molto tempo in modo consapevole nella formazione di queste associazioni prima che possano considerarsi acquisite al livello automatico. E’ per questa ragione che egli deve seguire un intervento rieducativo specifico, con un insegnante preparato in grado di determinare il suo livello di capacità associativa in ogni situazione.

La persona con deficit di percezione è una persona che è sensorialmente intatta, di intelligenza normale, che ha ricevuto l’istruzione appropriata, ma tuttavia non è stata in grado di acquisire le abilità adeguate alla sua età nell’ambito della lettura, scrittura, compitazione e/o calcolo. Chi ha problemi di apprendimento della letto-scrittura o sia dislessico, incontra difficoltà perchè gli manca la capacità integrativa indispensabile per formare le associazioni necessarie per imparare a leggere e a svolgere le attività collegate.

I complessi concetti necessari per impadronirsi della decodifica e codifica della nostra lingua sono brevemente elencati qui:

  • il nostro linguaggio parlato può essere rappresentato da simboli scritti;
  • determinati simboli scriti corrisondono a determinati suoni;
  • quei simboli scritti, collocati in un determinato ordine, rappresentano la sequenza di quei suoni in un determinato ordine;
  • certi simboli possono essere usati per rappresentare altri suoni, se collocati in posizione specifica con determinati altri specifici simboli (esempio: i digrammi).

La sintesi dei sensi, necessaria perché una persona possa decodificare il simbolo scritto, comprende la consapevolezza che, di fronte a una determinata lettera (simbolo), quel simbolo rappresenti uno specifico suono. Per diventare automatiche, queste associazioni richiedono un esercizio costante da parte di coloro che presentano un deficit di percezione. Le persone, invece, che ne sono prive raggiungono spesso l’obiettivo anche senza un intervento specifico.

Tutti sappiamo di bambini che hanno apparentemente imparato a leggere da soli o ascoltando dei racconti letti dalla loro madre. Alcuni bambini, dopo aver visto una minima quantità di parole, sono in grado di fare delle generalizzazioni. Poi le applicano ad altre parole e, tramite il rinforzo o il perfezionamento delle associazioni, in apparenza insegnano a se stessi a leggere. I bambini che hanno imparato a leggere bene da soli son stati infatti capaci di interpretare correttamente le associazioni fonema-grafema.

Il bambino con deficit di percezione avrà difficoltà ad imparare a leggere e scrivere bene e verrà considerato un soggetto con problemi di apprendimento. Di conseguenza, un deficit di percezione, cioè la mancata elaborazione delle informazioni sensoriali che si manifesta con l’incapacità di imparare a leggere, scrivere, compitare, comporre e comprendere brani orali e scritti, costituisce un problema di apprendimento del linguaggio o dislessia. L’Elenco di Caratteristiche di Comportamento Scolastico  compilato dal dottor Jesse Williams Grimes, aiuterà l’educatore o il genitore a riconoscere i sintomi specifici osservabili in un bambino i cui problemi di apprendimento del linguaggio son stati attribuiti ad un deficit di percezione.

Benché il deficit di percezione non implica la mancanza di intelligenza, esistono coloro che fanno rientrare nella categoria di soggetti con difficoltà di apprendimento, anche i ritardati mentali. Ma, chi ha un deficit di percezione sa operare in molte aree – in quelle che riguardano il ragionamento, l’educazione meccanica e tecnica, il savoir faire, il senso dell’umorismo, lo spirito, in rapporto alla sua età o anche al di sopra di essa.

Il bambino con deficit di percezione diventa spesso la disperazione dei suoi insegnanti perchè non riescono a convincerlo a mettere per iscritto le sue espressioni verbali, anche quando egli capisce che è l’esercizio assegnatogli. Molti insegnanti, infatti, non si rendono conto che per questo bambino lo scrivere un compito accettabile è talmente arduo che preferisce esser ritenuto un alunno disubbidiente piuttosto che affrontare la sua difficoltà. Così è considerato pigro e non motivato quano in realtà ha problemi di apprendimento del linguaggio o è dslessico. Egli non si rende conto del motivo ed è mortificato per la sua incapacità di ottenere gli stessi risultati in tutte le attività. Una probabile conseguenza di tale frustrazione è che dirotti la sua intelligenza verso comportamenti socialmente dannosi.

Un problema di apprendimento della lettura e scrittura non deve essere considerato una malattia. tutta l’umanità si colloca lungo un continuum di abilità percettive. Si usa il termine “deficit” quando i problemi di percezione sono così gravi da interferire con la capacità di funzionare adeguatamente in una determinata situazioni. Molti studenti di medicina con pessima ortografia e compitazione possiedono doti come la capacità mnemonica, che permettono loro di riuscire negli studi con un minimo di appunti.

Ciononostante, vi sono nelle nostre scuole molti alunni che non raggiungono risultati adeguati nelle abilità linguistiche di base per cui non possono  trarre profitto dall’istruzione che ricevono. Statistiche recenti in America, indicano che il 1-15% degli alunni mostra un deficit di percezione. Bisogna insegnare loro a leggere, scrivere e compitare con maggior attenzione e a integrare tutte le modalità. Gli alunni compresi in queste statistiche vanno a chi ha buone capacità di lettura, ma serie difficoltà a ricordare i simboli della parola per poterla compitare correttamente, fino al dislessico totale che è incapace di leggere e scrivere anche dopo molti anni di scuola.

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