Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

La fobia scolare

      L’ambiente scolastico può essere un luogo stimolante, un campo di allenamento quotidiano dove ogni fanciullo inizia a conoscere e sperimentare molti aspetti della vita e di se stesso. Esso però a volte si trasforma in un teatro di timori, in una fonte di preoccupazioni e di un vero e proprio disagio che può riguardare bambini e adolescenti che sviluppano la cosiddetta “fobia scolare”.

Tra ansia da separazione, paura appresa e insicurezza

Non è raro per una famiglia dover affrontare per qualche periodo un rifiuto da parte di un figlio di recarsi a scuola. Esistono tuttavia situazioni in cui il rifiuto appare accompagnato da un malessere più o meno evidente legato ad uno stato d’ansia, un nucleo caratteristico che ha fatto guadagnare alla fobia scolare anche la denominazione di “rifiuto ansioso della scuola” (Last C.G., Francis G., Hersen M., Kazdin A.E., Strass C.C., 1987).

      Molti studi hanno cercato di stabilire le cause alla base di questa problematica che preoccupa e rende difficile la vita quotidiana di un numero crescente di famiglie.
Secondo il tradizionale e più comune approccio diagnostico il persistente rifiuto di andare a scuola rappresenta semplicemente un sintomo che può evidenziare, insieme ad altri, la presenza di un Disturbo da Ansia di Separazione, una categoria dei cosiddetti Disturbi dell’Infanzia, della Fanciullezza e dell’Adolescenza (DSM IV). Esso in tale contesto viene considerato come una delle espressioni dell’angoscia di separazione, generalmente riguardante la figura materna.
È estremamente importante osservare tuttavia che l’angoscia di separazione è spesso normalmente presente ed evidente in piccole quantità durante la fase evolutiva che riguarda l’età della scuola materna e pertanto, in tali casi, essa non va battezzata facilmente con una vera e propria forma di fobia della scuola. La differenza sta nella forza dell’ansia, nella sua capacità abituale di limitare in modo specifico la frequenza scolastica e nella sua persistenza nel tempo.
È più certo che si possa parlare di una vera e propria “fobia scolare” quando l’ansia da separazione è mostrata in relazione alla frequenza della scuola primaria, ossia in età comprese tra i sei e i sette anni.
Quando è presente la fobia scolare, affinché si possa parlare di un vero e proprio Disturbo di Ansia da Separazione devono sussistere, più precisamente alcuni sintomi-chiave.
Innanzitutto si osserva un’ansia inadeguata in relazione al livello evolutivo manifestata, oltre che con rifiuto della scuola, anche con altri due sintomi di agitazione da distacco tra cui possono rientrare:
– malessere ricorrente durante altre forme di separazione da casa;

– preoccupazioni  per la perdita di persone care o per la possibile separazione da esse a causa di eventi imprevisti;
– paura di stare soli;
– rifiuto a dormire soli;
– incubi sul tema della perdita affettiva;
– sintomi fisici al pensiero di dover vivere una separazione.

La fobia scolare si può ricondurre ad Ansia da Separazione quando il disagio si manifesta prima dei diciotto anni ed almeno per quattro settimane, compromettendo spesso la vita sociale, scolastica o altre importante aree personali.
Tale interpretazione del problema della paura della scuola non è l’unica e ha spesso colpevolizzato le famiglie, non ritenute in grado di favorire un adeguato processo di distacco e di graduale autonomia del figlio che mostra tale problema.

      Ma il nucleo patologico derivante dall’ “angoscia del distacco” non sembra tuttavia essere sempre confermato in altri casi in cui invece si evidenzia una paura condizionata della scuola, che fa seguito ad esperienze relazionali sgradevoli vissute realmente o semplicemente interpretate come tali, oppure immaginate dai bambini o dai ragazzi che possono essere interessati dal problema. Di conseguenza, altre esperienze di studio e di intervento hanno evidenziato manifestazioni di questo problema che appaiono come una forma specifica e precoce di Fobia Sociale, spesso alimentata o rinforzata da una concezione della scuola come luogo rigido e punitivo, un contesto dipinto in modo minaccioso talvolta dalla famiglia o da contesti sociali vicini ad essa (Pilliteri Senatore R., 1995).

       Infine, alla radice del problema, soprattutto nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria di primo grado o da quest’ultima ai licei e alle scuole tecniche, spesso si pongono dei problemi di insicurezza, di bassa autostima o le incertezze sulle proprie capacità di inserirsi in nuovi contesti sociali, oppure di affrontare le nuove richieste di studio più impegnative.
D’altro canto nella società moderna la fobia scolare è un problema crescente proprio a causa delle numerose pressioni sociali e familiari che i bambini e i ragazzi ricevono: da un lato le famiglie sono sempre più attente al rendimento scolastico e pretendono crescenti profitti per la realizzazione personale e dall’altro le scuole sono sempre più guidate dai valori della società attuale sempre più improntata sull’importanza della certificazione delle competenze e sulla competizione.
I ragazzi che crescono in questo contesto sviluppano facilmente un perfezionismo indotto, una rigidità verso se stessi ed una tendenza ad essere molto esigenti che può non permettergli di perdonarsi anche i piccoli insuccessi comuni, favorendo la strutturazione di una personalità che tende a guidare facilmente l’attenzione sui risultati individuali e sugli aspetti personali negativi, causando una lenta e costante svalutazione del Sé che si pone alla base dell’ansia nell’affrontare gli eventi scolastici.

La paura irrazionale e la razionalizzazione delle cause

      Il problema della fobia scolare è più facile da individuare nei bambini più piccoli in cui le note ansiose sono più evidenti, al contrario di quanto accade negli adolescenti in cui esso può essere frainteso come un problema di scarsa motivazione scolastica o di pigrizia.
L’esordio dei sintomi in genere avviene in modo improvviso all’inizio dell’anno scolastico, ma talvolta si verificano situazioni di avvio o di ricaduta in periodi dell’anno in cui si vivono delle interruzioni nella frequenza della scuola per vacanze o per malattia.
Comparse brusche del problema sono ricollegabili invece ad episodi specifici della vita scolastica, quali litigi con un compagno, problemi con un insegnante, malesseri fisici vissuti a scuola o ancora insuccessi nei compiti didattici. In tali casi è importante indagare sulle cause che hanno innescato il problema, che appare più di natura reattiva, al fine di poter trovare specifiche soluzioni e percorsi di intervento mirati, precoci e quindi più efficaci.

      L’angoscia che accompagna i momenti di fobia scolare si manifesta in modo intenso e spesso tragico quando giunge il tempo di uscire per andare a scuola. I bambini più piccoli mostrano dei comportamenti di grave agitazione e si lasciano prendere dal panico, protestando e giungendo a supplicare i genitori con la promessa di recarsi a scuola l’indomani. In questi casi un bambino può avere reazioni aggressive, barricarsi nella stanza o nascondersi e, completamente in preda ad una paura intensa e irrazionale, è intrappolato in un’onda emozionale che non permette agli adulti nessun accesso razionale per tentare di persuaderlo.
Se i bambini in preda a questa crisi di ansia vengono costretti ad andare a scuola possono mantenersi isolati, nascondersi, piangere a lungo o persino tentare di scappare per girovagare o per tornare a casa propria, il solo luogo in grado di rassicurarli veramente.
I bambini più grandi, già dall’età di 5-7 anni, tendono a mettere in atto meccanismi di difesa più sofisticati per rendere meno evidente l’angoscia e più frequentemente presentano sintomi di somatizzazione che possono comprendere cefalee, dolori addominali, vomito, astenia e perfino febbre. L’esistenza dei sintomi di malessere fisico in questi casi tende a diminuire in modo naturale nei giorni del fine settimana e in prossimità di vacanze.

      Quando l’idea di dover andare a scuola viene allontanata e si accetta la richiesta di un bambino di restare a casa, la calma alimenta modelli comportamentali perfetti e impeccabili, caratterizzati da grande collaborazione e talvolta da un tentativo di fornire delle spiegazioni razionali del proprio comportamento di rifiuto. Le proprie paure vengono talvolta collegate a fatti specifici che incutono agitazione, mentre in altri casi non si riescono a trovare spiegazioni plausibili e domina l’incapacità di trovare le cause delle forti emozioni negative che si possono risperimentare puntualmente il mattino successivo.
L’assenza prolungata dalle lezioni può diventare un ulteriore motivo di giustificazione razionale della paura di tornare a scuola, in quanto si può sostenere, con supporti logici, di essere rimasti troppo indietro con i programmi per rimettersi al livello degli altri compagni.
La fobia scolare in realtà è accompagnata spesso da comportamenti di studio molto diligenti a casa: ai bambini e ai ragazzi che hanno questo problema non dispiace studiare a casa e il loro impegno è spesso molto alto, al punto che le lunghe assenze possono non inficiare la preparazione relativa all’anno in corso. Ciò non toglie che l’assenza da scuola per periodi prolungati tende a generare una problematica secondaria di insicurezza rispetto alla conoscenza dei contenuti dei moduli svolti.

La struttura familiare che può favorire il problema

      In numerosi casi di fobia scolare sono state individuate delle caratteristiche tipiche del contesto familiare che sembrano alimentare il problema.
La presenza di madri apertamente ansiose e fobiche tende a far assorbire le paure materne e può causare in un fanciullo una interiorizzazione delle conseguenti “immagini” in cui egli viene dipinto come “bisognoso di protezione”.
L’iperprotettività spesso presente sembra anche fortemente connessa a delle proiezioni di proprie insicurezze, che alimentano una invadenza che genera una sensazione di sicurezza che tende a stabilire e a mantenere una dipendenza stretta.
Contestualmente spesso il padre è poco rassicurante, debole o assente per ragioni che possono essere differenti (es. lavoro, problemi familiari o lutto): ciò crea l’assenza di un riferimento fondamentale di un’immagine interiore rassicurante o, ancora peggio nei maschi, di una figura di identificazione dotata di una sicurezza.
Un’altra caratteristica familiare, in genere intrecciata a quelle finora considerate, che può porsi alla radice della fobia scolastica è quella che riguarda il regime educativo familiare che può essere piuttosto tollerante e prevedere una leadership molto indulgente, ben differente da alcune incontrate in ambiente scolastico: non è raro che la necessità di alzare la voce e i rimproveri di qualche insegnante che deve tenere sotto controllo una classe vivace per più ore possano intimidire qualche bambino più pauroso e meno abituato ad un regime comportamentale più severo a casa.
Quando il problema della fobia scolare nasce in modo secondario rispetto ad una relazione malsana tra madre e figlio e ad una dinamica familiare viziata si è soliti parlare di fobia scolastica indotta.

      Differentemente da essa, quando la paura nasce da episodi scolastici negativi si parla di una fobia scolastica acuta, mentre in alcuni casi si parla di forme miste definite fobia scolastica cronica (Sperling M. 1967).

Affrontare il problema

      Per mettere a punto degli interventi efficaci nei confronti di bambini o adolescenti che presentano i segni di una fobia della scuola è necessario considerare in modo approfondito le cause che si pongono alla base dell’insorgenza del problema di disadattamento.
È molto importante che l’intervento di un professionista consideri la personalità di base del bambino, le problematiche che possono aver coinvolto la famiglia, con particolare attenzione alla recente presenza di lutti, non dimenticando di rilevare gli ultimi fatti scolastici.
Con un intervento di desensibilizzazione è possibile far tornare il bambino a scuola senza forzarlo, ma preparandolo all’evento gradualmente. Contestualmente è necessario un lavoro di aiuto alla genitorialità per sostenere comportamenti che premino il ritorno a scuola e che non agiscano involontariamente da rinforzi delle assenze o della paura.
L’obiettivo principale di un intervento professionale contro il problema della fobia scolare deve essere quello di favorire il reinserimento scolastico del bambino, costruendo un fronte comune e fornendo un messaggio unico che comunichi sia la necessità di tornare in classe che la capacità del bambino o del ragazzo di poterlo fare.
È importante stabilire dei momenti di ascolto del fanciullo, delle sue esigenze e dei suoi progressi. Talvolta è necessario sensibilizzare gli insegnanti e la scuola sul problema, in modo che la situazione di rientro risulti più protetta, anche se il fine ultimo è quello di sviluppare le capacità di adattarsi anche in ambienti controversi, sviluppando le basi di abilità socio-relazionali utili costantemente nella vita. In tal modo si prevengono anche futuri problemi di disadattamento sociale o lavorativo.
Dopo aver raggiunto il primo risultato occorre lavorare per un rinforzo dell’autostima del bambino o del giovane, sia nell’area relazionale che in quella scolastica e familiare, favorendo anche il potenziamento delle abilità di comunicazione, di gestione degli imprevisti e delle difficoltà scolastiche in modo da prevenire ricadute future.

Approfondimenti bibliografici

  • Diathine R., Valentin E., 1990, Le fobie scolastiche dei bambini più grandi e degli adolescenti. In (a cura di) Lebovici S., Diamine R., Soulè M., Trattato di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol. 2, Borla Edizioni, Roma.
  • Last C.G., Francis G., Hersen M., Kazdin A.E., Strass C.C., 1987, Separation anxiety and school phobia: a comparison using DSM III criteria. In American Journal of Psychiatry, 144, 653-657.
  • Pilliteri Senatore R., 1995, Il rifiuto della scuola. In Psicologia Contemporanea, 131, 58-62.
  • Sperling M., 1967, School phobia: classification dynamic and treatment. In Psycho Analiytic Science of Child, 22, 375-401.

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