Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

La teoria dell’attaccamento

Molte delle più intense emozioni umane sorgono durante

la formazione, il mantenimento, la distruzione ed il

rinnovarsi dei legami affettivi […] l’incontestato perdurare

di un legame viene vissuto come fonte di sicurezza, ed il

nascere di un legame come fonte di gioia

(Bowlby, 1979)

      Bowlby, nei corso dei suoi studi riservò una fondamentale importanza ai legami emotivi che si instaurano tra il bambino e le figure d’attaccamento, in particolare tra il bambino e la madre (e il padre, n.d.r.). Egli rimase colpito, durante gli anni della sua formazione, dagli effetti negativi provocati da carenti relazioni precoci d’attaccamento sullo sviluppo del bambino. Infatti, il lavoro che portò alla teoria dell’attaccamento iniziò proprio quando Bowlby svolgeva la sua attività come volontario in una casa per ragazzi disadattati, dove intuì che una relazione infelice e frammentata con la madre fosse il precursore chiave dei disturbi dei ragazzi.

      Dai suoi studi e dalle sue ricerche, Bowlby, iniziò a porre l’accento sul bisogno del bambino di ininterrotto e sicuro legame precoce di attaccamento. Un legame che ha innanzitutto valore di sopravvivenza: il mantenersi vicino al caregiver aumenta, infatti, la protezione, garantisce il nutrimento e la possibilità di apprendere ed esplorare l’ambiente. In particolare, lo scopo del sistema di attaccamento è inizialmente un assetto spaziale, ovvero il mantenimento di un livello desiderato di prossimità con la madre; successivamente esso diventa di natura più psicologica e si trasforma nel sentiment di essere vicino al caregiver.

      I comportamenti di attaccamento son considerati parti di un sistema motivazionale e, pur non potendo far coincidere l’attaccamento con alcun atteggiamento specifico, ve ne sono alcuni che orientano e mantegnono la prossimità col caregiver (pianto, sorriso, orientamento dello sguardo verso il caregiver, locomozione). Il sistema motivazionale dell’attaccamento è sì importante che i bambini piccoli sono impegnati per gran parte del loro tempo in attività ad esso connesse, sia prestando attenzione alla localizzazione fisica della figura di attaccamento, sia cercando di individuare la strategia migliore per raggiungere il grado di vicinanza desiderata.

      In particolare, Bowlby descrive tre sistemi comportamentali in relazione all’attaccamento: il sistema comportamentale dell’attaccamento, il sistema comportamentale esplorativo (interconnesso con il precedente, nel senso che è la figura di attaccamento a fornire la base sicura per l’esplorazione), il sistema della paura, che attiva il sistema di attaccamento; la disponibilità del caregiver riduce la reattività del bambino a stimoli percepiti altrimenti come pericolosi. Questi tre sistemi regolano l’adattamento evolutivo del bambino; la loro combinazione fornisce al bambino il mezzo per apprendere e svilupparsi, senza allontanarsi troppo o rimanere distante per troppo tempo.

      Il legame di attaccamento è una sottoclasse dei cosiddetti “legami affettivi o vincoli”, in cui un individuo riveste un grande significato emozionale per un altro e non è dunque intercambiabile. Un legame aettivo diventa un legame d’attaccamento quando l’individuo cerca di ottenere dalla relazione sicurezza o conforto. Così mentre i legami afettivi ossono essere o no simmetrici, i legamei di attaccamento sono di norma profondamente asimmetrici: con ogni probabilità, un genitore che cerca di ottenere sicurezza dal bambino mostrerà altri segni di disturbo psicologico e, dunque, produrrà un disturbo nel bambino (Bowlby, 1969).

      Le relazioni di attaccamento assumono un’importanza fondamentale, non solo per la sopravvievenza fisica e psichica del bambino , ma anche perché vengono interiorizzate e vanno a costituire le strutture fondanti la personalità, definite Internal Working Model’s (Modelli Operativi Interni, MOI). La caratteristica centrale dei MOI riguarda la disponibilità attesa della figura di attaccamento, intesa come l’accessibilità e la responsività del caregiver.

      Bowlby prevedeva anche un modello complementare del Sé, caratterizzato dal grado in cui il bambino sente di essere accettato o non accettato dalla figura d’attaccamento. Ci si aspetta, ad esempio, che un bambino il cui modello operativo interno del genitore sia focalizzato sul rifiuto, sviluppi un modello operativo complementare del Sé come non amabile, indegno, difettoso.

La “base sicura”

      Tale concetto è proprio di Mary Ainsworth col quale intendeva la possibilità per il bambino di eplorare l’ambiente sapendo di poter contare sulle figure parentali che si prendono cura di lui. Infatti, la curiosità che lo guida nell’esplorazione della realtà e nello sviluppo delle sue conoscenze comporta anche insicurezza e timore; tuttavia, poter ritornare presso la figura parentale per essere rassicurato e confortato, permette al bambino di riacquistare la sua sicurezza.

      Attraverso i suoi studi e le sue ricerche, la Ainsworth arrivò ad individuare diversi tipi di attaccamento:

  • Attaccamento sicuro (B): riflette un modello operativo interno caratterizzato dalla difucia che il caregiver sarà in grado di offrire conforto e i bambini, pur mostrando disagio al momento della separazione, sono facilmente consolabili alla riunione;
  • Attaccamento insicuro-evitante (A): indica la mancanza di fiducia nella disponibilità del caregiver e il ricorso a una strategia che consiste nel cercare di controllare precocemente o di regolare “in basso” l’attivazione delle emozioni, così da mostrare un basso grado di disagio durante la separazione e un deciso disinteresse alla riunione;
  • Attaccamento insicuro-resistente o ambivalente (C): in cui i bambini mostrano ansia e disagio alla separazione, ma non sono confortati dal ritorno del caregiver; sembrano aver adottato una strategia consistente nell’esagerare o nel regolar e “in alto” le emozioni, per assicurarsi l’attenzione del caregiver;
  • Attaccamento disorganizzato-disorientato (D): in cui i bambini cercano la vicinanza del caregiver in modi strani e disorientati o mostrano comportamenti bizzarri e contraddittori.

      I MOI dell’attaccamento segnano il primo passo da un’organizzazione diadica, come il sistema madre-bambino, ad un sistema individuale caratterizzato da un’autoregolazione interna e comprendono componenti cognitive ed emozionali. La regolazione delle emozioni a livello intrapsichico e interpersonale, costituisce un’acquisizione fondamentale per lo sviluppo psicologico del bambino. Le emozioni infatti hanno un importante ruolo nell’organizzazione interna dell’attaccamento nell’assolvere la funzione di valutare allo stesso tempo l’ambiente circostante, lo stato dell’organismo, la disponibilità delle figure di attaccamento e il successo del comportamento di attaccamento di attaccamento nel mantenere il senso di sicurezza interno. Questa funzione regolativa opera a due livelli: a un primo livello vi è l’attivazione del sistema di attaccamento da parte di emozioni come la paura e il disagio che comunicano alla madre il bisogno di protezione e confronto da parte del bambino; ad un livello più elevato, le condizioni restituiscono un feedback al bambino rispetto al successo dei suoi tentativi messi in atto al fine di ottenere rassicurazione e conforto e mantenere la relazione.

      Quando questi due livelli operano in modo integrato, come nel modello dell’attaccamento sicuro, permettono al bambino di ripristinare il suo senso di sicurezza interna. Per contro laddove tra i due livelli si produce un conflitto o una dissociazione, come nel modello di attaccamento insicuro e disorganizzato, il bambino non può sperimentare un senso di sicurezza dal momento che si ipotizza non verrà data, dal genitore, una risposta adeguata allespressione emozionale dei suoi bisogni. In questi casi, al fine di ridurre l’indispensabilità della madre e aumentare il senso di sicurezza, il bambino tenderà a sviluppare strategie alternative volte a modificare l’espressione delle emozioni e dei comportamenti di attaccamento.

      La capacità di rispondere più o meno adeguatamente alle richieste del bambino e di interpretare i suoi bisogni sembra essere fortemente dipendente dal tipo di organizzazione interna del pattern di attaccamento del genitore stesso. La madre trasmetterebbe al proprio figlio  non solo i modelli di attaccamento, ma anche le strategie difensive sottostanti tali modalità, volte a evitare il conatto doloroso coi propri affetti e bisogni emotivi.

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