Autismo, DSA e…

Dott.ssa Donatella Ghisu Ψ

Che cosa fare in famiglia se il bambino ha difficoltà scolastiche?

Se  ritenete che vostro figlio presenti delle difficoltà di apprendimento parliamone con l’insegnante: è possibile che sia solo una vostra impressione e che a scuola, invece, tutto proceda tranquillamente e secondo il programma stabilito dall’insegnante.

  • Se è l’insegnante a sollevare il problema, cercate di farvi spiegare quali sono le reali difficoltà e quali aspetti dell’apprendimento sono più coinvolti.
  • Chiedete all’insegnante di aiutarvi a capire meglio il problema e di darvi qualche suggerimento per seguire con più efficacia il bambino nei compiti a casa.
  • Non preoccupiatevi eccessivamente. Se il disturbo non è specifico può bastare poco per recuperare. L’eccessiva ansia da parte vostra può accrescere il problema e creare insicurezza nel bambino.
  • Non assilliate vostro figlio sottoponendolo a continui esercizi; in questo modo non farete altro che creare uno stato di tensione più forte.
  • Approfittate delle varie ricorrenze e festività per regalare a vostro figlio giochi divertenti e, al tempo stesso, utili per l’apprendimento: costruzioni, puzzle, ecc…, ma non abbandoniatelo poi in un mare di pezzetti da riordinare. Giocate invece insieme a lui e gratificatelo ogni minima realizzazione positiva.
  • Cercate di capire che l’apprendimento non riguarda solo ciò che si fa a scuola. Viviamo infatti immersi in un mondo di stimoli relativi ai numeri e alle parole scritte (cartelli pubblicitari, insegne, numero telefonico e civico, numeri sul telecomando…), aiutare quindi vostro figlio ad essere più autonomo nella vita quotidiana.
  • Ricordatevi che la vita non è fatta solo di scuola: molte sono le esperienze significative al di fuori di essa. Riservate il giusto tempo al gioco (gioco di imitazione, di esplorazione, di ricerca, di movimento…). Evitate di richiedergli di stare ore ed ore “a tavolino” per recuperare ciò che a scuola è rimasto indietro; ciò servirebbe solo ad aumentare il livello di frustrazione, a creare maggiori insicurezze e a comunicare al proprio figlio: “tu non sei ancora come io ti vorrei. Devi lavorare sodo per diventare come io ti vorrei”.
  • Fatelo partecipare alla vita e ponetevi nella condizione di poter prendere parte alle sue esperienze, calandovi nei suoi “panni”, assumendo un punto di vista più da bambini, per interpretare meglio i suoi vissuti e per poter meglio comunicare e interagire con lui.
  • Se, a vostro parere,  ha troppi compiti da svolgere, aiutatelo a fare più in fretta, semplificandogli il lavoro per renderlo più adatto alle sue capacità, non soffermatevi in lunghe spiegazioni: serve molto di più un esempio pratico che una valanga di parole.
  • Responsabilizzate vostro figlio dimostrando di avere piena fiducia in lui; dategli incarichi piacevoli ( are l’elenco della spesa, fare piccoli acquisti, distribuire la posta ai destinatari…) e comunicategli l’importanza di questi piccoli aiuti per la famiglia.
  • Raccontategli storie, sia le classiche fiabe, che altre inventate insieme, ma  anche di quando eravamo piccoli, di come trascorrevate il tempo e con chi;  narrate episodi significativi descrivendo le vostre emozioni, ma non presentatevi ai suoi occhi come modelli di perfezione: a tutti i bambini fa piacere conoscere quella parte infantile che ancora ci contraddistingue e a noi ciò servirà per rivisitare episodi significativi della nostra vita e per calarci meglio nella realtà vissuta da nostro figlio.
  • Se le difficoltà sembrano essere particolarmente evidenti, chiedete consiglio ad un esperto, che saprà dirvi con sicurezza che cosa potete fare per aiutare vostro figlio.
Anche in questo caso non riversate eccessiva ansia sul bambino; spesso i problemi descritti non derivano da ritardi cognitivi e adeguati itinerari educativi possono facilitare i processi di apprendimento.

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